Gli Usa lanciano un ultimatum a Erdogan: «Gravi conseguenze per l’acquisto di missili russi»

di Gaia Mellone | 06/03/2019

Dazi Trump
  • La Casa Bianca ha sempre fatto pressioni affinché il governo Turco abbandonasse l'acquisto dei missili russi

  • Erdogan non ci sta, e procede a fare affari con la Russia di Vladimir Putin

  • I missili S-400 al centro di una crisi di rapporti sempre più instabili

La decisione di Recep Tayyip Erdoğan di acquistare missili russi potrebbe avere conseguenze devastanti sulla sua economia. Gli Stati Uniti hanno visto l’acquisto come un affronto alla Nato, e sono pronti a far pagare alla Turchia «gravi conseguenze», e comincia schierando i missili Thaad israeliani.

L’ultimatum Usa alla Turchia sui missili russi

Washington non approva l’acquisto dei missili russi s-400 da parte della Turchia, e si prepara al contrattacco. Il presidente Recep Tayyip Erdogan non può mirare alla tecnologia più avanzata se questo significa fare affari con la Russia di Vladimir Putin. Gli Stati Uniti hanno interpretato questo gesto come un affronto all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (nato) e dopo aver fatto pressioni e lanciato avvertimenti, ora sono pronti a ingaggiare il braccio di ferro.

Gli Stati Uniti cominceranno bloccando la vendita dei cacciabombardieri invisibili F-35, per poi cercare di far saltare altri contratti legati anche agli elicotteri Black Hawk. Non solo: il governo statunitense ha anche annunciato che a questo punto «la Turchia ha perso i requisiti» per entrare nella rosa elitaria dei paesi dello United States duty free. Una decisione che colpirà il 17% dell’export turco.

Turchia e Usa, i rapporti sempre più tesi

La crisi tra Stati Uniti e Turchia si sta inasprendo sempre di più. Erdogan ha stretto con Russia e Iran un accordo sulla situazione Siriana, e si è schierata contro i curdi avanzando pretese territoriali. Non solo: il presidente Turco ha lavorato con Putin anche per la realizzazione del gasdotto che porterà il gas russo fino in Europa e nelle regioni orientali del Mediterraneo. L’inaugurazione del TurkStream è stata fatta in pompa magna a Istanbul lo scorso novembre in presenza proprio del leader del Cremlino. In ballo c’è l’equilibrio di alleanze nel Medio Oriente: quando gli Stati Uniti hanno aperto la loro ambasciata nella città santa, Erdogan si è posto come «difensore di Gerusalemme». E ha difeso l’acquisto delle milizie russe fin dall’inizio, nonostante le pressioni della Casa Bianca.

(Credits immagine di copertina:  Photo by Alexandros Michailidis/Depo Photos/ABACAPRESS.COM)

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