Mario Michele Giarrusso manda a «fanc*lo» un senatore in Aula | VIDEO

di Enzo Boldi | 20/05/2020

Giarrusso

Attimi di tensione in Aula durante i cinque minuti concessi al senatore Mario Michele Giarrusso. Nulla a che vedere con le scene a cui siamo – tristemente – abituati, ma si tratta dell’ennesimo capitolo del buon esempio che la politica non riesce a dare, trasformando il Parlamento (in questo caso il Senato) in uno stadio tra grida e risposte alquanto piccate. E così accade che, come da regolamento, il microfono del senatore (ex M5S, ora al Gruppo Misto) si spegne (automaticamente), lui protesta con la presidente Casellati. Dagli scranni si alza il grido ironico «complotto, complotto, complotto» e lui replica con un sonoro: «Ma vaffanc*lo».

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Nel suo discorso al Senato, Mario Michele Giarrusso (espulso qualche settimana fa dal Movimento 5 Stelle) ha criticato aspramente – non rinunciando all’ironia – il comportamento di Alfonso Bonafede alla guida del Ministero di Grazia e Giustizia. Ha detto che è un traditore perché non ha mantenuto gli impegni presi anni fa, quando si era in campagna elettorale e quando si è insediato sulla poltrona più importante di via Arenula.

Giarrusso e il ‘fancu*o’ a un senatore in Aula

Il discorso di Giarrusso, però, è stato interrotto. Al senatore – come a tutti i suoi colleghi che hanno parlato prima di lui – erano stati concessi 5 minuti per la sua dichiarazione di voto in merito alle due mozioni di sfiducia nei confronti di Alfonso Bonafede. Al termine del tempo prestabilito, come accade sempre, il sistema automatizzato del Senato ha spento il suo microfono. Secondo l’ex pentastellato, però, il tempo non era stato sforato e ha platealmente protestato contro la presidenza del Senato.

Il Senato è la nuova Oxford

Dagli scranni, mentre Giarrusso protestava, si è alzato un coro ironico: «Complotto, complotto, complotto». Allora il senatore, rivolgendosi ai colleghi, ha detto: «Ma vaffanc*ulo». Parola che, evidentemente, è sfuggita all’attenzione della Presidente Casellati che si è limitata a ricordare il regolamento sui microfoni a tempo, senza redarguire il parlamentare per quelle parole che poco hanno a che fare con un dibattito politico in un’Aula.

(foto di copertina: da Canale Youtube del Senato)