Volevano rapire Gianfranco Zola

di Enzo Boldi | 02/07/2019

Gianfranco Zola
  • Il racconto arriva dalla persona che doveva eseguire il sequestro di Gianfranco Zola

  • Il piano era a un passo dall'essere realizzato, poi il ripensamento finale dopo un faccia a faccia con il calciatore

  • Zola, ignaro di quel che stava per accadergli, gli chiese se voleva un autografo. Lui ci ripensò

Un ripensamento all’ultimo minuto e il rapimento saltò per evidenti meriti sportivi. L’ex bandito Fabrizio Maiello (con un passato da calciatore) ha rivelato al sito Gianlucadimarzio.com un piano (mai eseguito fino in fondo) per sequestrare Gianfranco Zola quando giocava nel Parma. Il piano era stato studiato nei minimi dettagli: dall’avvicinamento in auto al rapimento, fino ad arrivare a una richiesta di riscatto miliardaria da far pervenire all’allora presidente dei ducali Calisto Tanzi.

«Nel 1994 ero latitante, Gianfranco Zola in quel momento giocava al Parma ed era il giocatore più rappresentativo della società – ha spiegato Fabrizio Maiello -. Ci era venuta questa idea: un rapimento lampo di 24/48 ore per richiedere il riscatto a Tanzi. Ci sembrava una buona opportunità». Soldi, molti soldi. In quel momento, infatti, il talento sardo era la stella del Parma ed era arrivato in Emilia, dal Napoli, nella sessione di calciomercato dell’anno precedente. Era un’icona del calcio italiano che aveva già raggiunto un’ottima fama nazionale e internazionale.

Il piano per rapire Gianfranco Zola

Il colpo grosso, svanito per un autografo. Nella sua intervista, Fabrizio Maiello svela i dettagli del piano per il rapimento di Gianfranco Zola: «Lo avremmo seguito con due macchine per speronarlo in strada e farlo salire sull’altra vettura. Lo stavamo seguendo quando si è fermato ad un distributore di benzina. Siamo scesi anche noi, volevamo aspettarlo. Gianfranco però ci è venuto incontro, sorrideva e ci ha chiesto se volessimo un autografo». Un gesto che ha provocato un ripensamento e il piano (per fortuna) è andato a monte.

L’autografo e il ripensamento

L’intenzione, quindi, era più che seria. Poi il passo indietro: «In quel momento ho pensato: ‘Ma cosa sto facendo? Ma lasciamo stare’. Abbiamo scambiato due parole, gli ho detto che ero un tifoso del Napoli e gli ho chiesto un autografo. I miei compagni mi dicevano di speronarlo, io non volevo. L’ho seguito per un paio di chilometri, poi ho suonato il clacson: l’ho salutato e l’ho lasciato andare». Una storia a lieto fine in quel lontano 1994 ordito da una banda guidata da Fabrizio Maiello che, da giovane, era un calciatore di belle speranze e giocava nel Monza. Poi, a 17 anni, un brutto infortunio che ha messo fine alla sua carriera ancor prima di iniziarla.

(foto di copertina: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)