Polacchi (editore di Altaforte) sostiene che le sue parole sul fascismo siano un’opinione

di Enzo Boldi | 09/05/2019

Francesco Polacchi
  • Francesco Polacchi si è presentato all'ingresso del Salone de Libro di Torino dopo l'esclusione di Altaforte

  • Ha detto di esser stato indagato per le sue dichiarazioni sul fascismo, dicendo che sia solo un'opinione

  • Poi spiega di non aver mai parlato con Salvini di questo contestato libro

Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. La frase che si ispira a quanto detto da Giacomo Matteotti e ripresa da Sandro Pertini qualche decennio dopo, è quella che calza di più per analizzare le dichiarazioni di Francesco Polacchi che, sfruttando artatamente le polemiche per esser diventato l’editore del libro ‘Io sono Matteo Salvini’, si è issato al ruolo di vero e proprio personaggio diviso, ancor più di quando manifestava brandendo tubi avvolti nel tricolore insieme a CasaPound.

Questa mattina, nonostante il diniego del Salone del Libro di Torino dagli impegni commerciali per la presenza dello stand di Altaforte all’interno della fiera, Polacchi si è presentato lo stesso al Lingotto come segno di provocazione. «Ritengo che la pietra dello scandalo sia il libro ‘Io Matteo Salvini’. È un attacco al ministro dell’Interno, che comunque non voglio tirare per il bavero – ha detto l’editore vicino a CasaPound ai cronisti -. Sono disponibile a chiarire la mia posizione con la Procura, ma le mie dichiarazioni sono state usate come scusa, sono stato denunciato per un reato di opinione».

Il fascismo non è un’opinione. È un crimine

Il fascismo non è un’opinione. E Polacchi lo sa bene, ma lui continua a rinverdire questo concetto dopo essersi dichiarato nostalgico del regime fascista e di Benito Mussolini. E proprio su questo concetto si basa l’indagine della Procura che ha portato, poi, anche alla cancellazione della presenza di Altaforte dalla pianta degli stand al Salone del Libro di Torino.

Francesco Polacchi spiega i suoi rapporti con Salvini

Polacchi spiega anche il suo rapporto con il leader della Lega. «Sicuramente sarebbe stato meglio se avesse avuto un approccio diverso, ma ci sta che il ministro dell’Interno, che viene attaccato quotidianamente dalla sinistra, tenga una posizione più neutrale. C’è un equivoco di fondo: non ho mai parlato con Matteo Salvini rispetto a questo libro. Noi abbiamo un contratto con l’autrice Chiara Giannini. Salvini, mi ha conosciuto cinque anni fa, in una situazione conviviale, quando ancora non era ministro dell’Interno. È verosimile che non si ricordi di me».

(foto di copertina: ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)