Due uomini d’affari sono stati arrestati per aver finanziato con soldi russi la campagna di Trump

10/10/2019 di Redazione

Conoscevano molto bene Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York, avvocato personale del presidente Donald Trump. Lev Parnas e Igor Fruman, di origini ucraine e bielorusse, sono stati fermati per aver donato alla campagna dell’attuale presidente degli Stati Uniti, attraverso un comitato di sostegno America First, una cifra vicina ai 325mila dollari (295mila euro) di fondi russi, la cui provenienza sarebbe stata ascrivibile direttamente a Mosca.

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Kievgate, due uomini accusati di aver dato fondi russi per la campagna di Trump

Questi finanziamenti non sono stati dichiarati come stranieri e, per questo motivo, avrebbero violato la legge americana. Questo è il principale capo di imputazione dei due uomini, che aggravano così ancor di più la posizione di Donald Trump in quello che è stato ribattezzato Kievgate. Il presidente Trump, infatti, avrebbe esercitato pressioni sull’omologo ucraino Volodimir Zelenskij al fine di individuare degli elementi che potessero incriminare il più probabile diretto avversario democratico nella corsa alla Casa Bianca, Joe Biden.

La gravità della notizia diffusa dal Wall Street Journal

La notizia era stata diffusa dal Wall Street Journal ed è stata successivamente confermata da un portavoce del procuratore federale di Manhattan. Con questo elemento si aggiunge un altro tassello alla vicenda che sta coinvolgendo la Casa Bianca in questi giorni. Una sorta di quadratura del cerchio. L’aver accettato soldi stranieri, infatti, comporta una ulteriore aggravante per quanto riguarda lo staff del presidente. E la prossimità dei due uomini con Rudy Giuliani complica ulteriormente le cose.

Ora bisognerà chiarire la posizione dei due uomini, imprenditori e finanzieri a Wall Street. Ma gli investigatori, adesso, avranno altri elementi per arricchire il fascicolo su questo pasticcio delle elezioni americane 2020. La corsa verso la rielezione di Donald Trump è sempre più piena di punti interrogativi.

(Credit Image: © Sadak Souici/Le Pictorium Agency via ZUMA Press)

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