Avete tempo un altro anno per trovare un modo alternativo per impedire che Google sia l’unico “proprietario” dei cookies

Vi avevamo già parlato dello slittamento di un anno del blocco dei cookies. È solo un po' d'ossigeno in più, se non avete altre idee

01/07/2021 di Gianmichele Laino

Qualche giorno fa, avevamo riportato la notizia che Google avrebbe tardato di un anno la sua rinuncia ai cookies di terze parti.  Il 2023 è stato indicato come nuovo orizzonte in base al quale il motore di ricerca di Mountain View cercherà di individuare un metodo alternativo alla raccolta dei dati di navigazione utili alla profilazione dell’utente e – di conseguenza – indispensabili per indirizzare e ottimizzare, tra le altre cose, gli annunci pubblicitari. Questo metodo alternativo – lo hanno annunciato più volte – consisterà nei cosiddetti Flocs, ovvero una sorta di raccolta dati di navigazione per coorti: in parole molto povere, Google non percepirà più il comportamento di un singolo utente, ma la categoria di comportamento a cui più utenti fanno riferimento.

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Flocs di Google e metodi alternativi di raccolta pubblicitaria

Questa battaglia è stata condotta in nome dell’attenzione nei confronti della privacy dell’utente. Secondo Google, infatti, l’eliminazione dei cookies favorirà in maniera decisiva la riservatezza dell’esperienza di navigazione dell’utente. È la solita strategia dei grandi player del mercato del web. Fanno qualcosa con il paravento del bene comune, ma in realtà non stanno facendo altro che favorire il proprio interesse.

Nel caso dei Flocs, ad esempio, Google tutelerà sì la privacy dell’utente, ma non a discapito di se stesso. I cookies saranno inibiti alle terze parti, ovvero a tutti quei siti – compresi quelli di editori di vario tipo – che fino a questo momento hanno assecondato il motore di ricerca nel settore della raccolta pubblicitaria. Google ha sicuramente immaginato che una gestione diversa di questi dati personali degli utenti – che continuano a essere la miniera d’oro su cui si basa l’illusione della gratuità di internet – potesse avvantaggiare questa sorta di monopolio nel settore della pubblicità.

Google, il grande editore unico

Gli altri, in sostanza, dovranno trovare modi diversi per continuare a sopravvivere nella raccolta pubblicitaria (che fino a questo momento è una delle poche, se non l’unica, fonte di sostentamento dei progetti editoriali digitali), mentre Google sarà sempre di più l’editore unico. Che continuerà a produrre contenuti giornalistici – ad esempio – partendo dai suoi accordi con (pochi) gruppi editoriali, che monetizzerà sugli stessi come altri, in futuro, non potranno fare. Ha solo spostato in là di un anno – il 2023, appunto – l’asticella.

Nel frattempo, converrà pensare ad altre soluzioni e modelli imprenditoriali per chi produce contenuti. Sperare che sarà tutta una grande bolla di sapone – con l’illusione che questo rinvio al 2023 non renderà mai realmente e concretamente realizzabili i sistemi dei Flocs – potrebbe essere la miopia che ammazzerà definitivamente il mercato editoriale.

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