Passa la fiducia al Conte-2 anche al Senato. Via libera al governo M5S-PD-LeU

di Enzo Boldi | 10/09/2019

Fiducia

Il governo Conte-2 ha ottenuto la fiducia anche al Senato. I numeri, che sembravano essere in bilico fino alla vigilia, hanno comunque permesso al governo costituito da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e LeU superando il quorum, anche per via delle assenze di diversi senatori e nonostante l’astensione di Gianluigi Paragone (M5S) e Matteo Richetti (Pd). Ha votato la fiducia, invece, Mario Michele Giarrusso che ha tenuto sulle spine i pentastellati prima di aderire alla linea del Movimento. I sì sono stati 169, 133 no e cinque astenuti.

I numeri, rispetto al passato recente, sono stati molto simili, ma inferiori. Il governo Conte-1, quello sostenuto dalla maggioranza tra Movimento 5 Stelle e Lega, aveva ottenuto 171 voti a favore. Oggi, invece, sono due i senatori che (numericamente) si sono smarcati da questa scelta di unire i pentastellati e i dem. Hanno votato a favore della fiducia i senatori di M5S, Pd e LeU, i tre senatori a vita (Segre, Monti e Cattaneo), due senatori del Maie, alcuni ex pentastellati e alcuni del gruppo misto.

La fiducia passa con 169 sì

Decisivi, per consentire un numero più consistente di voti favorevoli alla fiducia, anche la presenza dei senatori a vita che hanno appoggiato il nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, provocando anche le ire – proprio a Palazzo Madama – di Matteo Salvini che li ha definiti «la casta della casta della casta», dicendo di schifarli: «Affidare il governo a una manciata di senatori a vita che vengono qua quando hanno tempo – ha detto il senatore della Lega nella sua dichiarazione di voto a Palazzo Madama -. Tiro un sospiro di sollievo per non dover affidare la fiducia a una schifezza del genere».

Gli astenuti

Due gli astenuti di spicco nel voto di fiducia al governo Conte-2. Il primo è stato il dem Matteo Richetti (che ha annunciato di aderire, da oggi, al Gruppo Misto) che non ha risparmiato critiche alla scelta fatta dal Partito Democratico di mettere da parte le divergenze con il Movimento 5 Stelle e allearsi per la formazione del governo. Lo stesso esponente Pd ne ha anche per LeU che, in passato, non si era seduta al tavolo delle trattative per i vecchi governi a guida dem. Ancor più duro il senatore pentastellato Gianluigi Paragone che ha deciso di astenersi e vedere cosa accadrà perché lui non avrebbe mai voluto vedere il Movimento a braccetto con i ‘nemici’ del Partito Democratico.

(foto di copertina: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)