La trans che partecipò a 3 o 4 festini in caserma a Piacenza: «Mi dicevano: se non collabori, ti rimando in Brasile»

di Gianmichele Laino | 27/07/2020

Carabinieri Piacenza

Elena Concarotti, avvocato di una trans molto conosciuta a Piacenza, ha presentato ai pm che si occupano delle indagini sulla caserma Levante la richiesta che la sua assistita possa essere sentita come persona offesa. Il passaggio successivo è costituirsi parte civile. Questo è il fatto da cui trae origine la storia raccontata da Repubblica, con un’intervista alla trans che ha dichiarato di aver partecipato a 3 o 4 festini caserma degli orrori di Piacenza.

LEGGI ANCHE > L’avvocato del carabiniere Montella: «Festini con escort destituiti di ogni fondamento»

Festini caserma, la testimonianza della trans di Piacenza

Ma il motivo per cui era stata inizialmente contattata aveva poco a che fare con il sesso. Infatti, negli anni scorsi, la trans era stata sempre una collaboratrice delle forze dell’ordine – in modo particolare della polizia – per individuare pusher e spacciatori. Anche i carabinieri, nei mesi scorsi, volevano avvalersi di questa collaborazione, in modo tale da ottenere qualche nome e «poter fare carriera», appuntandosi qualche stelletta sulle mostrine.

Una collaborazione che sarebbe stata richiesta attraverso messaggi che non potevano essere fraintesi. A Repubblica, infatti, la trans ha dichiarato: «Mi dicevano: ‘Se non collabori, se non mi dai lavoro, in un modo o nell’altro ti frego e ti rimando in Brasile‘». Poi, la parte relativa ai presunti festini che si sarebbero consumati all’interno della caserma.

Festini caserma, cosa succedeva alla Levante

La trans che vuole costituirsi parte civile ha detto di essere in grado di riconoscere tutte le persone, anche in abiti civili, che partecipavano a quelle serate. Insieme a lei, dice, c’era una donna che sembrava avere un ruolo importante nella prostituzione a Piacenza, altre trans e alcune prostitute. «Ci pagavano con la droga – ha detto a Repubblica -: quando arrivavamo era già pronta in un piattino».

Nella giornata di sabato, l’avvocato di Giuseppe Montella aveva definito la storia dei festini in caserma una storia destituita di ogni fondamento.

TAG: Piacenza