La decisione del garante irlandese e la minaccia di Facebook di lasciare l’Europa

Tuttavia, si tratta soltanto di una prova di forza da parte del social network

22/09/2020 di Redazione

Mentre il documentario The Social Dilemma ha aperto la mente di gran parte della popolazione europea sulla gestione dei dati personali da parte dei social network e dei motori di ricerca, la legge sulla protezione degli stessi dati personali e le varie sfaccettature nazionali del Gdpr approvato nel 2016 dal Parlamento Europeo procede per conto proprio. E costringe il social network di Mark Zuckerberg a minacciare il Vecchio Continente: Facebook via dall’Europa è davvero una opzione percorribile? In realtà, occorre fare chiarezza.

LEGGI ANCHE > Il M5S ha scelto di sponsorizzare video di Salvini e Meloni sul referendum per il taglio dei parlamentari

Facebook via dall’Europa, cosa c’è di vero

Cosa è successo. Un mese fa, la DPC in Irlanda (Data Protection Commission, il corrispettivo del Garante per la protezione dei dati personali in Italia) si è pronunciata chiedendo a Facebook di interrompere di fatto i suoi flussi di dati personali dall’Europa agli Stati Uniti, dove ha sede la società di Zuckerberg. Lo ha fatto sulla base della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 16 luglio 2020, che ha di fatto bocciato il cosiddetto Privacy Shield.

Di cosa stiamo parlando? Dell’accordo per gli scambi commerciali tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea che permetteva alle multinazionali (non soltanto alle big companies del tech) di scambiare dati personali tra i continenti, al di là dell’oceano. La Corte di Giustizia UE ha ritenuto questo accordo illegittimo, motivandolo con il fatto che, nell’ambito di questo trasferimento di informazioni, non ci sarebbero state le garanzie necessarie per gli utenti europei in merito alla protezione dei loro dati personali. Il precedente citato, di fatto, è la fuga di informazioni partita da Edward Snowden nel 2013, che ha messo in evidenza la portata enorme dei programmi di sorveglianza Usa.

Dunque, sulla base di questo accordo dichiarato non valido, il garante irlandese ha chiesto a Facebook di ovviare al trasferimento dei dati negli Usa. Un trasferimento che la società ha giustificato con il fatto di avere bisogno di un supporto di backup per tutti i contenitori di dati che Facebook ha in Europa e nel resto del mondo.

Facebook via dall’Europa è davvero un’opzione concreta?

E qui si arriva alle minacce. Perché Yvonne Cunnane, Head of Data Protection and Privacy di Facebook, ha dichiarato praticamente impossibile per Facebook continuare a operare in Europa in mancanza di un trasferimento di dati personali negli Stati Uniti. Il DPC irlandese, infatti, ha dato a Facebook tre settimane per ovviare alla situazione, un periodo di tempo ritenuto inadeguato dalla società che ha alzato il tiro della protesta.

Una dichiarazione, quella di Cunnane, che sembra tutto sommato volta ad agitare le acque e non a essere realmente risolutiva. Con una nota successiva, Facebook ha chiarito che non ha alcuna intenzione di abbandonare realmente l’Europa, ma ha ribadito l’esigenza di trasferire dati comunitari negli Stati Uniti. Il resto della partita, nelle prossime puntate. Ma un futuro senza Facebook in Europa non sembra la soluzione più percorribile.

Share this article
TAGS