A Fabrizio Corona è stato revocato l’affidamento terapeutico

di Gaia Mellone | 19/04/2019

A Fabrizio Corona è stato revocato l'affidamento terapeutico
  • Fabrizio Corona resterà in carcere, secondo persone a lui vicine è «distrutto»

  • La decisione dei giudici di revocare definitivamente l'affidamento terapeutico dopo le diverse violazioni e dichiarazioni contro la magistratura

  • Corona dovrà scontare nuovamente anche gli ultimi 5 mesi passati fuori dal carcere

Il giudice alla fine ha revocato l’affidamento terapeutico a Fabrizio Corona. La misura gli era stata concessa per superare la dipendenza psicologica dalla cocaina e favorire il suo reinserimento nella società. Dopo le numerose violazioni, le ospitate in televisione e in diverse discoteche però, Corona ha tirato troppo la corda. Secondo quanto riportato da persone a lui vicine, Corona sarebbe distrutto da questa decisione.

A Fabrizio Corona è stato revocato l’affidamento terapeutico

Dovrà rimanere nella sua cella di San Vittore l’ex re dei paparazzi. I giudici infatti hanno accolto la richiesta avanzata in settimana dall’Avvocato generale Nunzia Gatto, che chiedeva la revoca definitiva dell’affidamento terapeutico già sospeso a Corona il 25 marzo. I legali di Corona, Andrea Marini e Antonella Minieri, avevano cercato di ottenere un nuovo affidamento con diverse restrizioni, tra cui l’obbligo di frequentare in maniera costante una comunità, senza però incontrare il parere favorevole dei giudici.

Non solo d’ora in poi Fabrizio Corona dovrà restare in carcere, ma dovrà anche scontare i 5 mesi “pregressi”: la revoca dell’affidamento infatti parte dal 26 novembre scorso, quindi Corona dovrà scontare nuovamente quei mesi stavolta dal carcere. In totale quindi gli restano ancora sei anni e 7 mesi di reclusione, ma se dovesse mantenere una buona condotta potrebbe ottenere la riduzione a tre anni circa.

L’insofferenza di Fabrizio Corona e tutte le violazioni

Corona era uscito dal carcere nel febbraio 2018, quando ottenne l’affidamento terapeutico. In poco più di un anno, le richieste di revoca erano state diverse. Dopo un certo numero di rimostranze della Procura generale, il giudice di sorveglianza Simone Luerti, aveva vietato a Corona di lasciare la Lombardia, e lo aveva sollecitato a rispettare gli orari e le modalità di rientro.

Al di là delle violazioni delle norme, pare che ad essere insopportabili siano state sopratutto le sue dichiarazioni e il suo generico atteggiamento nei confronti della legge e della magistratura. Il giudice Luerti infatti scrisse nella sospensione dell’affidamento che Corona dimostrava «tutta la sua insofferenza e ribellione alla pena detentiva» e «alla magistratura», aggiungendo che l’ex re dei paparazzi «non mostra alcuna revisione critica» e appare «scisso tra una concreta e perseguita volontà di cambiamento ed una sorda, profonda resistenza» al cambiamento stesso. Lo si evinceva anche dalle sue parole quando intervenne durante il programma «Non è l’Arena». Corona si era lasciato andare a considerazioni sul suo stato di affidamento terapeutico: «La mia pena, che è la più assurda di tutte – aveva detto alla trasmissione condotta da Massimo Giletti- mi obbliga a non essere me stesso, perché la morale, soprattutto di un certo tipo di magistratura, mi vuole diverso da quello che sono, altrimenti mi fanno quello che mi hanno fatto e peggio. Sei obbligato ad essere quello che non sei, perché ti obbligano ad essere in quel modo, se no ti dicono “ti ributtiamo dentro”».

(credits immagine di copertina:  ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)