Ex Ilva: il piano di recupero del governo e l’indagine dei pm per “danno all’economia nazional

di Gaia Mellone | 17/11/2019

ArcelorMittal

Dopo il fascicolo aperto dalla procura di Milano, anche Taranto indaga su Arcelor Mittal. In particolare i pm pugliesi muovono l’accusa di «danno all’economia nazionale» ai vertici della multinazionale franco-indiana. Intanto il governo prepara il piano di recupero della trattativa, cercando di salvare il salvabile.

Ex Ilva: l’indagine dei pm per “danno all’economia nazionale

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Questa mattina i commissari straordinari hanno consegnato al Procuratore della Repubblica Carlo Maria Capristo e al procuratore aggiunto Maurizio Carbone la denuncia per «distruzione dei mezzi di produzione con danno per l’economia nazionale» che avvia l’inchiesta tarantina su ArcelorMittal dopo il dietrofront sul complesso ex-Ilva. Inchiesta che si aggiunge a quella già aperta dai pm milanesi nei giorni scorsi.

Il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha evidenziato come «alla luce dell’esposto» si ipotizzi la violazione de « l’art.499 del codice penale, in quanto si ritiene che il gruppo dell’acciaio con il suo quartier generale in Lussemburgo abbia messo in atto un processo di abbassamento della produzione degli impianti e di riduzione del loro calore». Processo che potrebbe causare «un grave danno agli impianti e di conseguenza all’ economia italiana poiché lo stabilimento di Taranto è strategico dal punto di vista nazionale “ex lege”».

Il governo cerca di riaprire il tavolo con Arcelor Mittal

Nel frattempo Giuseppe Conte cerca di riportare al tavolo della trattativa ArcelorMittal. Con la calendarizzazione dello spegnimento degli altiforni, sindacati e lavoratori chiedono un intervento del Governo al più presto. Il presidente del Consiglio starebbe già lavorando ad un piano B nel caso in cui l’incontro previsto a inizio settimana tra il ministro Patuanelli e i vertici Mittal segua quelli precedenti. Per poter trattare, l’esecutivo potrebbe farsi forza degli ammortizzatori sociali per i lavoratori, sperando di aggirare i 5000 esuberi richiesti dalla multinazionale, uniti a sconti sull’affitto degli impianti, una defiscalizzazione per quanto riguarda le bonifiche, con scudo penale su eventuali inchieste per danno ambientale e una partecipazione di Cassa depositi e prestiti (Cdp) per proporre la nascita dio una società mista. «Vogliamo tenere dentro ArcelorMittal a prescindere. Se non va in porto questo tentativo, si tornerà alla gestione commissariale e poi si bandirà una nuova gara» scrive Il Messaggero riportando una «fonte di rango impegnata nella missione quasi impossibile di riallacciare la trattativa».».
 

(Credits immagine di copertina: ANSA/DONATO FASANO)

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