L’Associazione Coscioni accusa i capi di ogni fazione di essere «sordi ai richiami della Consulta sull’eutanasia»

di Ilaria Roncone | 07/07/2020

Dal 2015 l’Associazione Coscioni ha ricevuto 900 richieste da parte di persone che chiedono un aiuto per il suicidio assistito, «la punta dell’iceberg di una realtà sociale che, con l’innalzamento della durata media della vita, è sempre più consistente ma è trattata con indifferenza dalla politica ufficiale dei partiti». L’accusa ai partiti è chiara e anche il fatto che la lotta per ottenere il diritto all’eutanasia prosegua solamente a colpi di sentenze nei tribunali.

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«Contrarietà dei capi di tutti i partiti, di centro, di destra e di sinistra, “populisti” e non»

L’Associazione ha parlato di un richiamo esplicito da parte della Consulta al Parlamento che «a nulla è valso» considerato «che fino ad ora non ha fatto altro che qualche audizione di esperti per prendere tempo, senza nemmeno arrivare alla formazione di un testo base su cui incardinare un dibattito sul tema, vista la contrarietà dei capi di tutti i partiti, di centro, di destra e di sinistra, “populisti” e non, da Zingaretti a Salvini, da Meloni a Crimi».

L’8 luglio nuova udienza del processo Trentini

Domani la Corte di Assise di Massa nuova udienza del processo a M.Cappato e M.Welby per l’aiuto al suicidio fornito a Davide Trentini. La sentenza della Corte Costituzionale dello scorso novembre «ha legalizzato l’accesso al suicidio assistito alla presenza di quattro “Criteri oggettivi, in particolare non è punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente 1-tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, 2-affetto da una patologia irreversibile 3-fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma 4- pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”». Di questi requisiti Davide Trentini ne possedeva tre: patologia irreversibile, fonte di sofferenze intollerabili e capacità di intendere e volere. Rimane quindi da dimostrare la quarta condizione prevista.

Domani si decide se Cappato e Welby saranno punibili

Rispetto al caso di Dj Fabo, quindi, Trentini non era attaccato alle macchine: «Davide soffriva dolori insopportabili, ma non era collegato a macchinari. Trentini era affetto da una sclerosi multipla che trasformava progressivamente la sua vita in un calvario», ha precisato – Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatore del collegio di difesa Welby-Cappato -. Le domande a cui l’udienza dovrebbe rispondere sono le seguenti: «In Italia avrebbe avuto diritto al suicidio medicalmente assistito, ma solo attendendo l’evolversi della sua malattia fino al punto di vedersi costretto ad essere intubato? Solo a quel punto, con un nonsense giuridico e politico, i medici lo avrebbero potuto aiutare a liberarsi delle sue sofferenze?». Intanto questa sera alle ore 20.45 ci sarà una diretta Facebook e Youtube sulla pagina dell’associazione, un incontro dal titolo “Quanto dista l’Eutanasia legale?” con ospiti tra gli altri Lorenzo D’Avack (Presidente Comitato Nazionale Bioetica) e la compagna di “DJ Fabo”, Valeria Imbrogno.