Cos’è l’esercizio provvisorio e perché si rischia l’aumento dell’Iva

di Enzo Boldi | 09/08/2019

Esercizio provvisorio
  • Le elezioni anticipate e la crisi di governo aprono lo spettro all'esercizio provvisorio

  • Qualora non fosse approvata la Legge di Bilancio, il governo non potrà fare investimenti

  • Per questo motivo non sarebbero disinnescate le clausole di salvaguardia e l'Iva salirà al 25%

Le elezioni anticipate – dati gli eventi delle ultime ore, conditi anche con la mozione di sfiducia a Giuseppe Conte presentata dalla Lega al Senato – aprono scenari che vanno anche al di là della politica. In caso di tempi dilatati per arrivare al voto, infatti, si rischia di dover tamponare la mancanza di accordi tra le parti attraverso l’esercizio provvisorio. Lo Stato, infatti, è come un’azienda e qualora non si dovesse arrivare a presentare e approvare la legge di Bilancio entro il 31 dicembre 2019, si dovrà procedere con una gestione amministrativa dei conti mese per mese. Ergo, disinnescare le clausole di salvaguardia diventa impossibile e l’Iva crescerà al 25%.

Il ricorso all’esercizio di bilancio è indicato nella nostra Costituzione, con l’articolo 81 che indica le linee guida, i paletti e le necessità che potrebbero portare l’Italia a ‘usufruire’ di questa soluzione in caso di mancato accordo parlamentare sulla manovra Finanziaria del prossimo triennio.

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei princìpi definiti con legge costituzionale.

L’esercizio provvisorio e gli investimenti zero

L’esercizio provvisorio, dunque, si aziona qualora non venissero rispettate le tempistiche per la presentazione (prima) e l’approvazione (poi) della Legge di Bilancio. E il calendario è già definito: il ddl deve essere presentato alle Camere entro il 20 ottobre (cinque giorni prima il documento programmatico deve esser inviato anche all’Unione Europea); entro il 31 dicembre – la deadline finale – la Manovra (che prevede il piano triennale di investimenti dello Stato) deve essere votata e approvata dalla Camera dei Deputati e dal Senato.

Qualora questo calendario non fosse rispettato, scatterebbe l’esercizio provvisorio che, però, può scattare solo per legge. Per un massimo di quattro mesi, il governo in carica può lavorare solamente «mese per mese», fissando i limiti di spesa in base ai ‘dodicesimi’ stanziati e utilizzati per l’anno appena trascorso. In poche parole, non si può programmare nulla e il portafoglio di spesa ricalcherà appieno quanto indicato nella Manovra dell’anno precedente. Questo porterebbe a investimenti pari a zero, con tutte le conseguenze del caso: dalla sfiducia da parte degli investitori alla crescita economica (già seriamente a rischio).

L’aumento dell’Iva non sarebbe più solo uno spettro

Detto tutto questo, occorre ricordare che sulla testa dell’Italia (come accade da anni) pesano come macigni le clausole di salvaguardia che riguardano l’aumento dell’Iva. Con l’esercizio provvisorio, infatti, il governo non potrebbe stanziare risorse per evitare la crescita dell’imposta sul valore aggiunto: l’esecutivo, infatti, dovrebbe racimolare 23 miliardi di euro nel 2020 e quasi 29 miliardi nel 2021. Cosa che non è consentita dalla legge sotto esercizio provvisorio. Quindi, l’Iva ordinaria salirà dal 22% al 25,2% nel 2020, fino ad arrivate al 26,5% nel 2021. Quella agevolata dal 10% al 13%.

(foto di copertina: ANSA/PAOLO GIANDOTTI UFFICIO STAMPA QUIRINALE)