Anche Giuseppe Conte aveva sbagliato la data del rastrellamento contro gli ebrei a Roma

di Gianmichele Laino | 16/10/2018

errore Giuseppe Conte

C’è una sorta di bisticcio con le date nel governo giallo-verde (e in tutte le componenti vicine, compreso il presidente della Rai Marcello Foa) a proposito del rastrellamento nel ghetto ebraico di Roma risalente al 16 ottobre 1943. Oggi ricorre il 75° anniversario dell’episodio, ma è gara di gaffe tra chi «sbaglia meglio» la data e il conteggio degli anni passati da quella tristissima pagina di storia.

LEGGI ANCHE > Per Marcello Foa, il rastrellamento nel ghetto ebraico di Roma è avvenuto nel 1953

Errore Giuseppe Conte nell’anniversario del rastrellamento del ghetto ebraico a Roma

Dopo Marcello Foa (che aveva parlato di 65° anniversario del rastrellamento ebraico a Roma), tocca anche al presidente del Consiglio Giuseppe Conte sbagliare clamorosamente il conto degli anni. Salvo poi correggersi e fare marcia indietro. Sul sito ufficiale di Palazzo Chigi, infatti, era comparsa la nota della presidenza del Consiglio rivolta alla comunità ebraica romana.

Nella lettera si poteva leggere quanto segue: «A ottant’anni dal rastrellamento del ghetto di Roma, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha inviato alla Comunità Ebraica di Roma una lettera per rappresentare la partecipazione del Governo e assicurare l’impegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri a sostenere tutte le iniziative volte a perpetuare la memoria della Shoah».

Le tracce in rete dell’errore di Giuseppe Conte

Ovviamente, lo svarione è stato corretto. Ma c’è ancora una sua traccia su internet: oltre a essere presente nel codice di pagina (roba da smanettoni), l’indicazione sbagliata si trova anche nel sommario SEO che accompagna i titoli nell’indicizzazione per Google. E, in questo caso, l’errore è ben evidente.

errore Giuseppe Conte

Insomma, la rettifica è arrivata. Anche se ormai la frittata era fatta. Errare è umano, ma prima di pubblicare documenti ufficiali, il team della comunicazione del presidente del Consiglio dovrebbe verificarne la correttezza. Anche perché, ai tempi di internet, davvero poco si riesce a rimuovere definitivamente dalla rete.

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO