Per “tutelare” i milionari del calcio, l’Italia vuole sfasciare Internet
I due emendamenti al decreto Omnibus sono stati scritti da senatori che, evidentemente, non conoscono il funzionamento della rete

Sì, chiamateci pure populisti per la scelta di questo titolo. Poi, però, non dite che non vi avevamo avvisato. Il Parlamento italiano, infatti, è chiamato ad approvare due emendamenti – al cosiddetto decreto Omnibus – che vanno a modificare (in peggio, per quando possibile) l’attuale schema del Piracy Shield, la piattaforma anti-pirateria entrata in funzione nel febbraio scorso. Due modifiche strutturali scritte da chi – evidentemente – non ha una conoscenza approfondita (per usare un eufemismo) del funzionamento di Internet e della rete. A proporre questi cambiamenti, infatti, sono stati tre senatori della maggioranza che prima dell’inizio della loro attività politica facevano i bancari, i medici e gli assicuratori. Insomma, non propriamente esperti del settore.
Emendamenti Piracy Shield, Internet in un mare di guai
Questa inesperienza è raccolta in questi due emendamenti che rappresentano un enorme rischio per la permanenza e la persistenza di Internet in Italia. Nel primo c’è la dimostrazione che il legislatore non conosca il reale funzionamento di un indirizzo IP; nel secondo c’è un vero e proprio obbrobrio giuridico che va ben oltre le dinamiche digitali: una sorta di censura preventiva, basata sul mero “sospetto” che si stia commettendo un’attività illecita. Ovvero la trasmissione illecita delle partite del campionato italiano di calcio di Serie A.
Ed è proprio l’azienda multi-milionaria del calcio che “move il soel e l’altre stelle”. Anzi, gli interessi della politica. Qualora i due emendamenti fossero approvati, ci troveremmo di fronte a una probabile diaspora di tutti quegli attori che (seppur con dei limiti) ci consentono di navigare in Internet ogni giorno. Si va verso norme digitalmente illiberali, ricalcando princìpi noti a Paesi come Cina e Corea del Nord, non propriamente famosi per la democrazia. Il tutto per inseguire gli interessi del calcio.