È grande tre volte la Francia: si espande l’Isola di plastica del Pacifico

di Daniele Tempera | 25/03/2019

  • Ha dimensioni molto più grandi di quanto si pensasse ed è una minaccia per tutto l'ecosistema marino

  • Le rilevazioni della fondazione olandese "The Ocean Clean Up" lanciano l'allarme

  • Così le microplastiche potrebbero entrare a far parte della "catena alimentare"

È situata tra le Hawai e la California, in quell’Oceano Pacifico che immaginiamo ancora come selvaggio e incontaminata,  ed è una di quelle evidenze che fanno riflettere e non poco. Stiamo parlando dell’isola di plastica più grande al mondo una “zuppa” di scorie di plastica grande come tre volte la Francia e che, secondo la fondazione olandese The Ocean CleanUp si sta espandendo esponenzialmente.

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Una “discarica acquatica” enorme

Secondo la ONG olandese i rifiuti presenti ammonterebbero al momento a 80 mila tonnellate, ben 16 volte in più di quanto si immaginasse; i pezzi di plastica presenti sarebbero ben 1.3 trilioni, per una stima di 250 frammenti per ogni umano presente sulla terra. Metà dei rifiuti presenti sarebbero materiali di scarto utilizzati per la pesca, l’altra metà sarebbe invece costituita da prodotti industriali.

L’estensione dell’immane “discarica acquatica” è poi fa far rabbrividire: con 1.6 milioni di chilometri quadrati è pari a tre volte quella francese o due volte quella di uno stato americano come il Texas. L’aspetto è più quello di una “zuppa”che quello di una terra emersa, ma gli scienziati avvertono che i materiali tendono ad addensarsi rapidamente. I pezzi più grandi tendono poi a deteriorarsi per effetto degli agenti atmosferici (acqua e sole) formando le cosidette “micro-plastiche”, molto più difficili da rimuovere e più a rischio di entrare nella catena biologica e alterare gli ecosistemi oceanici.

E quella del Pacifico non è un caso isolato: dall’Atantico all’Oceano Indiano, a causa delle correnti, nel mondo esistono almeno 5 grandi “isole di plastica”. Un fenomeno disastroso per la biologia dei nostri mari, ma probabilmente dannoso anche per la nostra salute. Gli scienziati hanno evidenziato come molti pesci tendano a ingerire e cibarsi di questi scarti, immettendo queste sostanze chimiche in tutta la catena alimentare. E il ciclo non si arresta nemmeno quando il pesce arriva nelle nostre tavole. Un processo dagli esiti incerti che apre interrogativi ancora tutti da studiare.

 

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