Per Draghi c’è il debito buono per investimenti in infrastrutture e ricerca e quello cattivo in sussidi improduttivi

Mario Draghi è intervenuto a Rimini sulla crisi coronavirus in Europa

di Ilaria Roncone | 18/08/2020

I sussidi sono la base dalla quale partire per risollevare il paese e, tuttavia, non devono essere l’unico investimento del governo. Questa la morale della storia che si trae dall’intervento di Mario Draghi all’apertura del Meeting di Rimini in questi giorni di caos per la questione scuole e per la riapertura, prevista tra meno di un mese. Proprio sull’istruzione e sulla formazione insiste, l’ex governatore della Banca d’Italia, punto imprescindibile per ripartire.

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Focus di Draghi sui giovani

Secondo le parole di Mario Draghi «ai giovani bisogna dare di più» affrontando la fase della ripresa con flessibilità, pragmatismo e trasparenza. L’ex presidente della Bce vede di buon occhio i sussidi garantiti da paesi come Italia, Francia e Germania per la ripartenza post Covid ma sottolinea che «servono a sopravvivere, a ripartire» ma, qualora il denaro finisse senza essere inserito in un circolo virtuoso, il rischio è – per i giovani – quello di rimanere senza «una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e i loro redditi futuri» con la conseguente «distruzione di capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale».

L’Europa che «può uscire rafforzata»

Un appello anche all’Europa intera, la quale deve alzarsi in piedi «affrontando insieme le sfide che ci pone la ricostruzione» puntando sulla «credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale». L’emergenza ha spinto i governi ad agire in maniera diversa dal solito, molto più rapidamente e investendo somme di denaro ingenti, quindi «la costruzione del futuro, perché le sue fondazioni non poggino sulla sabbia, non può che vedere coinvolta tutta la società che deve riconoscersi nelle scelte fatte perché non siano in futuro facilmente reversibili». All’Europa tocca riemergere dalla «più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace» che «minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società diffondendo incertezza, penalizzando l’occupazione, paralizzando i consumi e gli investimenti».