Confermata la condanna a 4 anni e 10 mesi per l’ex parroco che violentò (ripetutamente) una 13enne in sagrestia

La Cassazione conferma la pena per don Marino Genova

21/09/2020 di Enzo Boldi

Don Marino Genova

È arrivata la sentenza della Cassazione che mette la parola fine sull’accusa di violenza sessuale su minore da parte dell’ex parroco della chiesa SS. Pietro e Paolo di Portocannone (in provincia di Campobasso). Don Marino Genova è stato condannato alla pena di quattro anni e dieci mesi (che sconterà in carcere), come deciso anche dai giudici della Corte d’Appello. Il prelato, nonostante le condanne nei precedenti gradi di giudizio, aveva continuato a celebrare messa. Ora la giustizia si è pronunciata in maniera definitiva, anche se quanto deciso non restituirà l’infanzia a Giada Vitale.

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La vittima, i fatti risalgono al 2009 quando lei aveva solamente 13 anni, ora è diventata donna. Oggi ha 25 anni e vive a Termoli. Sette anni trascorsi in attesa di giustizia, dopo la denuncia arrivata nel 2013. Don Marino Genova, secondo la sua accusa (confermata dalle sentenze), ha abusato sessualmente di lei per diversi anni all’interno della sagrestia della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo. Ma secondo i giudici, nel computo totale delle violenze possono essere conteggiati solamente le violenze subite fino al compimento dei 14 anni. Eventi gravi, ma parziali. La giovane ha subito le avances sessuali dell’ex parroco fino ai 17 anni (ma per la legge, dai 14 ai 17 era consenziente).

Don Marino Genova condannato definitivamente a 4 anni e 10 mesi

Ora Giada Vitale ha avuto giustizia, seppur parziale. Nel corso degli anni l’attenzione morbosa dei suoi concittadini si è spostata su di lei, con critiche per quanto accaduto. Come se la vittima di una violenza sessuale (su minore), sia carnefice di quanto le sia accaduto. Ora che il ricorso presentato dall’avvocato Carlo Taormina (che difendeva don Mario Genova) è stata respinta dalla Cassazione, rendendo effettiva la sentenza della Corte d’Appello, la verità è stata ripristinata. E che questa sua battaglia sia una spinta verso tutti: denunciate le violenze subite. Sempre.

(foto di copertina: da Servizio Pubblico)

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