Il secondo addio all’aperitivo di Milano, dalle 19 Sala vieta le bevande d’asporto

di Gianmichele Laino | 25/05/2020

divieto asporto Milano
  • Beppe Sala ha firmato un'ordinanza che limita le consumazioni a Milano

  • Dopo le 19, divieto di asporto per le bevande che potranno essere consumate nei locali

  • Una soluzione di compromesso in nome della responsabilità per evitare assembramenti

I blocchi non finiscono mai. E così, per evitare una risalita della curva del contagio, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha preso una nuova decisione restrittiva, nonostante l’avvio della fase 2. Dalle 19 di ogni sera, in base all’ordinanza del primo cittadino, saranno vietate le bevande d’asporto. L’ordinanza entrerà in vigore nella giornata del 26 maggio.

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Divieto asporto Milano a partire dalle 19 per le bevande

Non ci saranno chiusure per i locali serali, sia chiaro. Semplicemente, il sindaco della città ha vietato la consumazione d’asporto delle bevande per evitare gli assembramenti ‘alcolici’ che si sono registrati negli ultimi giorni. I clienti potranno consumare soltanto all’interno dei locali, nel pieno rispetto delle regole sul distanziamento sociale che sono state decise in seguito all’ultima riunione tra regioni e governo, con la garanzia del controllo da parte del gestore, che ha tutto l’interesse affinché queste stesse norme siano rispettate (così da evitare multe molto salate e la sospensione della licenza per un periodo di tempo tra i 5 e i 30 giorni).

Divieto asporto Milano, le parole di Beppe Sala

«Non mi va certamente di assumere alcun atteggiamento da sceriffo – ha detto il sindaco Sala dopo la riunione con il prefetto di Milano Renato Saccone -. Si potrà stare seduti ai tavolini, ma i locali non potranno vendere per l’asporto e il divieto vale anche per i negozietti di prossimità per evitare che uno prenda la birra e la consumi in strada». L’ordinanza del sindaco di Milano, inoltre, si coordinerà con una azione molto capillare delle forze dell’ordine che controlleranno gli angoli della città più esposti ai rischi di assembramenti.

Anche gli esercenti e le loro associazioni di categoria si sono dimostrati abbastanza favorevoli a questa decisione che individua una soluzione restrittiva senza andare a pesare troppo sulle singole attività: si pensi, ad esempio, alla possibilità di chiudere completamente i locali da una certa ora in poi. Un compromesso nel nome della responsabilità, anche se non sono mancate le critiche soprattutto per l’estensione della misura ai negozi di prossimità e ai negozi etnici. Del resto, l’estensione anche alle loro attività garantisce il mantenimento delle norme di concorrenzialità.

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