Il consigliere regionale in Sardegna dice che sapevano di rischiare, ma hanno lasciato aperte le discoteche

L'intervista di Report ad Angelo Cocciu, capogruppo di Forza Italia

10/11/2020 di Redazione

discoteche in Sardegna

Erano i giorni caldissimi del mese di agosto. L’illusione di un’epidemia in pieno controllo stava già venendo meno: i primi scricchiolii arrivavano dai luoghi della movida. Le discoteche in Sardegna continuavano a restare aperte, nonostante il 7 agosto un dpcm del governo prevedesse la loro chiusura, salvo disposizione diversa da parte dei governatori delle regioni. Sull’isola, nel pieno della stagione turistica agostana, si è andato avanti per un’altra settimana, mentre scoppiavano i vari focolai tra i locali più famosi (celebre, ad esempio, il caso del Billionaire).

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Discoteche in Sardegna, le parole del forzista Angelo Cocciu

Ma perché è stata presa questa decisione? Angelo Cocciu, capogruppo in consiglio regionale di Forza Italia, ha ammesso davanti alle telecamere di Report di aver calcolato il rischio. La regione presieduta dall’esponente di centrodestra Christian Solinas ha preferito tirare avanti ancora per qualche giorno, facendo prevalere le ragioni degli imprenditori turistici, piuttosto che chiudere tutto e subito, evitando la diffusione del contagio su un’isola che – prima delle vacanze – sembrava essere un luogo sicuro.

«Mi sono arrivate tante telefonate – ha detto Cocciu a Report -, gestori che ci chiedevano di tirare qualche giorno in più. Billionaire e Phi Beach avevano per esempio contratti stratosferici con dj importanti. Non volevamo tenere le discoteche aperte fino al 31 agosto: si trattava di resistere solo qualche altro giorno, fino a Ferragosto. Conoscevamo i numeri dei contagi in risalita, ma abbiamo rischiato».

Angelo Cocciu, le discoteche in Sardegna e l’inizio della seconda ondata

Un rischio che – a quanto pare – è stato calcolato sulla pelle dei cittadini. Proprio dai casi in Sardegna (e negli altri luoghi di villeggiatura) si è compreso che una seconda ondata di coronavirus non solo era possibile, ma stava arrivando, favorita anche dalla mobilità tra regioni e dall’utilizzo di mezzi di trasporto di massa come aerei, navi, treni e quant’altro.

Vale appena la pena, infatti, ricordare come nella seconda parte di agosto, per intercettare i vacanzieri, sono stati messi in piedi i vari sistemi di tracciamento. Anche in quella fase si evidenziò una prima spaccatura tra le regioni e il governo centrale (cosa che si sta verificando ancora oggi), con la guerra delle carte bollate che ha ritardato le contromisure da prendere in una situazione in cui bisognava agire subito. Anzi, in cui – se tutti avessero fatto prevalere le ragioni della pubblica sicurezza – non ci si sarebbe dovuti nemmeno trovare.

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