Diego Fusaro ironizza sulle ultime parole di George Floyd. Poi cancella il tweet

di Enzo Boldi | 29/05/2020

Diego Fusaro

Lanciare il sasso e poi nascondere la mano. Accade anche sui social quando di condividono pensieri e poi si corre ai ripari cancellandoli sperando che nessuno si sia accorto di quanto pubblicato. Ma la rete ha occhi molto pronti e attenti ed è sempre pronta a immortalare eventi simili. E così accade che il filosofo da salotto (televisivo e social), Diego Fusaro, sceglie di utilizzare le ultime parole pronunciate da George Floyd, il cittadino americano morto a Minneapolis dopo che il suo volto è stato schiacciato al suolo da un poliziotto (ora arrestato), per ironizzare sull’uso delle mascherine. Poi il tweet è stato rimosso, ma in molti lo avevano già isolato.

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«‘I can’t breathe”. Le parole di George Floyd siano anche il grido contro la mascherina obbligatoria sempre e comunque». Questo il contenuto del tweet scritto e pubblicato alle 14.14 di venerdì 29 maggio sul profilo di Diego Fusaro. Poi, però, di quel post non c’è stata più traccia. Ma in molti lo avevano già immortalato.

Diego Fusaro e l’ironia sul «I can’t breathe»

Il filosofo, dunque, ha voluto utilizzare quelle parole, quel grido di dolore, pronunciate da George Floyd mentre un poliziotto, Derek Chauvin, lo teneva schiacciato a terra con un ginocchio sul collo, non permettendogli di respirare. Una tragedia simile, anzi uguale, a quanto accaduto nel 2014 nei confronti di Eric Garner, afroamericano morto per quella stessa identica manovra da parte della polizia.

Il tweet cancellato

Insomma, una vera e propria tragedia su cui non ci si può permettere né di fare ironia né, tantomeno, di strumentalizzarla per portare avanti le proprie battaglie contro le mascherine in questo periodo di emergenza sanitaria. Quest’ultima trovata di Diego Fusaro non è la solita esasperazione a cui ci ha sempre abituato, ma un errore per cui non si dovrebbe solo cancellare il tweet, ma chiedere scusa.

 

(foto di copertina: da CoffeeBreak, La7 + Tweet di Diego Fusaro)