L’ultimo lavoro di Diecimila.me: «Oggi la satira più efficace è quella che prende di mira il popolo»

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Anche se preferisce spiegare tutta la cabala che c’è dietro a otto anni di collettivo Diecimila me, Gaspare Bitetto tradisce una certa emozione nel parlare di Banzai, l’ultimo lavoro di un gruppo di autori che, dal 2012, ha dato sempre il proprio taglio al mondo della satira italiana, conservando una rara indipendenza. A fine aprile 2020, il collettivo ha chiuso definitivamente la sua parentesi di successo, mandando in stampa una raccolta di 13 nuovi racconti che non rinunciano mai all’ingrediente principale, l’acidità.

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Banzai, l’ultimo lavoro del collettivo Diecimila me

«Probabilmente è davvero il nostro ultimo lavoro – ci ha raccontato Gaspare Bitetto -. È un percorso che si chiude, anche perché tutti gli autori hanno trovato una loro strada e sono tutti impegnati con i propri progetti. Ma non volevamo lasciare senza il lavoro più satirico di tutti».

Il collettivo che, oltre al fondatore, ha visto partecipare tra gli altri Ciro Ascione, Davide Enia, Lo Sgargabonzi (al secolo Alessandro Gori), Daniele Fabbri e Zerocalcare, ha dato alle stampe uno dei più sinceri manifesti di satira che in Italia siano mai stati prodotti, senza perdere mai la sua matrice luttazziana: «Abbiamo messo insieme – ha detto Gaspare Bitetto – il materiale più acido e polemico, senza guardare in faccia nessuno. Ha un’impronta nettamente satirica contro gli influencer, contro le religioni, contro la natura. A volte, semplicemente per il puro gusto del trollaggio».

Uno spadino appuntito in un mondo che sta cambiando velocemente, in cui gli influencer scomodano i loro cani e le loro nonne per qualche like in più, in cui gli ambientalisti possono essere presi in giro con una argomentazione che, in questo preciso momento storico, non può essere più vera: la natura è una stronza, soprattutto se – nel bel mezzo delle nostre esistenze – si ribella mandandoci contro una pandemia devastante.

Diecimila me e la satira che è stata completamente stravolta

Sembra passato un secolo e, invece, sono stati soltanto 8 gli anni di attività di Diecimila.me: «Che poi, se si rovescia l’8 si ottiene il simbolo dell’infinito – dice Bitetto, tornando alla cabala di cui sopra -. Il nostro percorso, anche se forse con il tempo è stata solo una mia fissa, ha tutta un’impronta cabalistica. Il nostro simbolo, il totem, rappresenta il fatto che ognuno di noi era una testa pensante. Anche il titolo dell’ultimo libro, Banzai, rientra in questo gioco di simboli».

E arriva in un momento molto particolare, non soltanto per la pandemia, che ogni autore del collettivo ha affrontato singolarmente, con i propri lavori (si pensi a Rebibbia Quarantine di Zerocalcare), ma per lo stato delle cose. Gaspare Bitetto lo spiega con Judas Priest di Bill Hicks, con i messaggi subliminali e con il grande ribaltamento delle dinamiche della satira: «Un tempo – chiude – i suoi obiettivi erano i grandi centri di potere. Oggi, invece, c’è un unico grande bersaglio, l’uomo comune. Grazie ai social network si è palesato nella sua versione anti vax, complottista, neofascista. Queste persone riescono a fare gruppo e rete: prima era il popolo che attaccava il potere, adesso sembra che il potere si sia attaccato al popolo».

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