E venne il giorno in cui Luigi Di Maio si definì «statista»

di Enzo Boldi | 04/11/2019

Di Maio statista

Dalla Cina con furore. L’Estremo Oriente deve essere di grande ispirazione per il capo politico del Movimento 5 Stelle che dispensa consigli e avvertimenti. Parlando dalla Comau di Shanghai, il ministro degli Esteri ha parlato anche della Plastic Tax, argomento che sta dividendo il governo e fomentando le opposizioni per via dei riverberi che questa nuova imposta potrebbero palesarsi nel portafoglio degli italiani. E, affrontando questo tema, è emerso anche un Di Maio statista. O, almeno, così si è definito lui stesso.

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«La plastic tax è una tassa che aiuta a convertire la propria produzione e a inquinare di meno, dopo tanti anni in cui si è parlato di plastica e dell’inquinamento – ha detto il capo politico del Movimento 5 Stelle, in Cina nelle vesti di ministro degli Esteri -. Da una parte tassi prodotti più inquinanti, e con quei soldi aiuti le aziende per la riconversione». Fino a questo punto, si tratta di un pensiero già più volte ribadito nel corso delle ultime settimane, tra le citazioni del Green New Deal promesso da Giuseppe Conte nel corso del suo secondo insediamento.

Di Maio statista in Cina

Ma la figura di Luigi Di Maio statista (autodefinito), si ha nel prosieguo del suo intervento dalla Comau di Shanghai, con la sua dichiarazione ripresa dall’AdKronos: «I politici guardano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazione». Un avvertimento a tutti riguardo a scelte che non devono avere rifletti in base alle reazioni dell’elettorato – cosa che rappresenta un punto di rottura rispetto alla classica propaganda populista del Movimento 5 Stelle -, ma sul futuro.

Il futuro delle nuove generazioni

Insomma, il Di Maio statista pensa alle generazioni future e non solo a quelle che nell’immediato presente si recheranno alle urne elettorali per esprimere la propria preferenza nei confronti di questo o quel partito. La scelta ecologica, secondo il capo politico del Movimenti 5 Stelle, deve andare oltre il voto e la paura delle elezioni. È così che si distingue uno statista da un politico a caccia di poltrona.

(foto di copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)