I depistaggi su Stefano Cucchi a processo in corso, il carabiniere: «Serve spirito di corpo»

di Redazione | 22/01/2019

stefano cucchi
  • I depistaggi e le pressioni sul caso Stefano Cucchi sono proseguiti a processo in corso, negli ultimi mesi

  • L'intercettazione telefonica di un carabiniere: «Serve spirito di corpo, aiutiamo i colleghi»

Non solo durante l’inchiesta. Anche a processo in corso sono continuati depistaggi e pressioni di uomini dell’Arma dei Carabinieri sul caso di Stefano Cucchi, il giovane geometra romano morto nel 2009 a 31 anni durante la custodia cautelare. Ieri il pm Giovanni Musarò ha scoperto delle carte che rivelano nuovi tentativi di sviare il lavoro degli inquirenti e dei giudici. Si tratta di intercettazioni e verbali che risalgono a meno di tre mesi fa, quindi a fine 2018, ma anche a novembre 2015 e a ottobre 2009, in quella che sembra una catena difficile da spezzare.

I depistaggi dei carabinieri su Stefano Cucchi a processo in corso

Come ricostruisce il Corriere della Sera (articolo di Giovanni Bianconi) il 22 ottobre scorso il pubblico ministero Musarò ha interrogato il maresciallo Ciro Grimaldi, nel nel 2009 era in servizio alla Stazione di Roma-Tor Vergata, dove Cucchi passò prima dell’arresto. E il carabiniere ha riferito in quella occasione di un confidenza di un collega sulla cinta dei pantaloni del ragazzo. «Me l’hanno rotta gli amici tua», avrebbe detto il detenuto. Una prova del pestaggio, secondo l’accusa. Ma in aula il 6 dicembre lo stesso maresciallo ha detto (o tentato di dire) qualcosa di diverso sulle parole di Cucchi riferitegli dal collega. «Disse che gliel’avevano rotta o gli amici tuoi o gli amici miei», sono state inizialmente le parole di Grimaldi. Poi il pm ha evidenziato il ripensamento e il maresciallo ha fatto un passo indietro, confermando «quanto detto in istruttoria».

L’intercettazione: «Dobbiamo avere lo spirito di corpo»

Qualcuno ha aiutato il carabiniere a cambiare idea negli ultimi tempi? La domanda è legittima. Come racconta ancora il Corriere della Sera, in una telefonata intercettata il 6 novembre, quindi un mese prima, Mario Iorio, un vicebrigadiere in servizio alla stazione di Napoli, dove oggi lavora Grimaldi, al testimone riferiva che il comandante del gruppo era andato a trovarlo e per lui aveva lasciato un messaggio. Queste le parole: «Ha detto ‘Mi raccomando, dite al maresciallo che ha fatto servizio alla stazione dove è successo il fatto di Cucchi, di stare calmo, tranquillo’… Ha detto ‘dovete avere lo spirito di corpo, se c’è qualche collega in difficoltà noi lo dobbiamo aiutare’».

Insomma, dai carabinieri è stato chiesto esplicitamente «spirito di corpo». Un intervento che viene considerata prova del tentativo di aggiustare la prima deposizione di Grimaldi.

Sono cinque i carabinieri accusati, a vario titolo, a seguito di un’inchiesta iniziata nel 2015, di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia. Tra loro anche Francesco Tedesco, che ha confessato di aver assistito al pestaggio di Cucchi.

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)