Dalle Filippine a Hong Kong, la democrazia è tra le vittime del Covid-19 in Asia

di Marta Colombo | 08/07/2020

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In Asia, fra le vittime della pandemia di Covid-19, c’è sicuramente anche la democrazia. La lotta al coronavirus, infatti, è stata ampiamente sfruttata per reprimere le libertà.

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Rodrigo Dutere sta usando la pandemica come un’ulteriore arma per sopprimere la democrazia e i diritti civili nelle Filippine

Nelle Filippine, il presidente Rodrigo Duterte ha approfittato dell’emergenza sanitaria per rafforzare i propri poteri, prima con un lockdown militare simile alla sua campagna sanguinosa contro la droga, e poi con una legge “anti-terrorismo” che da ulteriori poteri al suo governo.

La nuova controversa legge, approvata la scorsa settimana, consente alle forze di sicurezza di arrestare sospetti senza mandati dalle procure e di tenerli in stato di fermo per oltre 24 ore senza alcuna incriminazione. Mentre Duterte ha citato le “crescenti” attività Abu Sayyaf, il ramo locale dello Stato islamico, e il Partito comunista delle Filippine come ragione principale per giustificare la misura, il provvedimento è visto come l’ennesima mossa per trasformare il Paese in un regime autocratico. Attivisti locali e internazionali hanno duramente condannato le azioni del presidente e invitato la comunità internazionale ad intervenire.

«Parlo ai cittadini che rispettano la legge di questo Paese, con tutta sincerità, per non avete ragione di avere paura se non siete dei terroristi», ha detto Duterte durante un discorso trasmesso dalla televisione nazionale l’8 luglio.

Negli ultimi mesi, il governo ha anche intensificato i suoi attacchi alla stampa, addirittura negando il rinnovo della licenza ad Abs-Cbn, il maggior network televisivo di Manila.

A Hong Kong, il governo di Pechino ha definitivamente messo a tacere il movimento pro-democrazia

Dopo mesi di proteste e scontri violenti tra la polizia e i manifestanti pro-democrazia e anti-Pechino, il governo di Xi Jinping ha approfittato del caos causato dall’emergenza sanitaria, che ha di fatto messo in stallo il movimento, per approvare la legge di Sicurezza nazionale.

La legge da enormi poteri alla Cina, soprattutto per reprimere qualsiasi tipo di dissenso contro il governo centrale. Dalla sua approvazione lo scorso 30 giugno, diversi provvedimenti sono già stati messi in atto.

In una drammatica e repentina svolta degli eventi, l’8 luglio la Cina ha aperto un nuovo ufficio per i suoi agenti a Hong Kong, trasformando un hotel nel quartier generale della nuova forza armata.

«L’ufficio per salvaguardare la sicurezza nazionale del governo centrale della Repubblica Popolare nella regione amministrativa speciale di Hong Kong è stato inaugurato mercoledì mattina», ha annunciato l’agenzia di stampa ufficiale del governo Xinuha.

Secondo Lobsang Sangay, il leader del governo tibetano in esilio in India, la cina replicherà il modello usato per reprimere le libertà nell’ex regno himalayano ad Hong Kong. «Una Cina, due sistemi era stato promesso anche al Tibet… ma subito dopo la firma degli ufficiali tibetani, ogni singolo punto dell’accordo è stato violato», ha detto il leader in un’intervista all’agenzia francese AFP.

Repressioni anche in Vietnam e Birmania 

Il 7 luglio, in Vietnam, un uomo accusato di aver diffamato il leader comunisti del Paese in un post pro-democrazia su Facebook, è stato sentenziato a 8 anni in un processo lampo criticato da molte associazioni per i diritti umani. 

Nel Paese del sudest asiatico, i dissensi politici sono regolarmente soppressi dal governo autoritario. Durante la pandemia, però, le persecuzioni di attivisti sono aumentate in vista di una transizione di leadership del partito comunista vietnamita. 

Anche in Birmania, dove le violazioni di diritti umani sono state condannate ormai da anni, un famoso attivista e poeta, Maung Saung Kha, è stato recentemente processato per aver organizzato una protesta illegale contro il blackout di internet nelli gli stati di Rkhine e Chin. 

Il governo aveva giustificato il blackout, il più lungo al mondo, citando le crescenti insurrezioni nei due stati.

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