Da uomo a donna con FaceApp: ma che fine fanno i nostri dati?

di Daniele Tempera | 15/06/2020

  • Torna la app famosa per invecchiare i volti

  • Questa volta potremo vedere il nostro viso cambiare da donna a uomo e viceversa

  • Ma dove finiscono i nostri dati? E perché il servizio è gratuito?

Mentre molti, politici compresi continuano a interrogarsi sulla fine che fanno i dati raccolti dalla app “Immuni”, il web e i social impazzano per la nuova funzione di FaceApp, app diventata famosa qualche mese fa per invecchiare o ringiovanire i visi. Ora torna con una nuova funzione: questa volta, iscrivendovi alla App e inserendo la vostra foto potete vedere il vostro volto cambiare da donna a uomo, o viceversa.

Una funzione che ha già fatto impazzire il web: dove la app è diventata, in breve, virale, ma a quale prezzo? Ne avevamo già parlato qualche tempo fa, ma è meglio chiarire nuovamente cos’è FaceApp e quali sono i rischi per la sicurezza. Come funziona infatti l’App? Cominciamo con il dire che sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare i tratti del volto e capire come potrebbe essere la transizione da uomo a donna. I dati raccolti rappresentano la vera e propria “miniera” che rappresenta il core business dell’azienda.

Come avevamo già osservato l’anno scorso, FaceApp ha sede a San Pietroburgo, in Russia (Wireless Lab è la società che ne detiene la proprietà), mentre risponde alla giurisdizione legale dello stato della California (Santa Clara County). In quanto a sistemi di archiviazione, stando a quanto dichiarato dal fondatore e CEO Yaroslav Goncharov, l’app utilizza Amazon Web Service e il cloud di Google. Quest’ultimo ha provato,  a rassicurare gli utenti affermando che la maggior parte delle foto viene cancellata entro le 48 ore per ottimizzare le prestazioni dell’applicazione. Tuttavia, fa fede quanto scritto nella pagina della policy: cioè che la app chiede agli utenti la disponibilità ad accettare una eventuale archiviazione delle foto scattate.

Non è l’unica contraddizione: l’azienda ha affermato che non venderà informazioni personali a terze parti. Ma – come abbiamo visto – la pagina ‘Terms and Conditions’ dice esattamente il contrario. Del resto i nostri dati personali sono il petrolio del nuovo millennio: imparare a difenderli è un compito a cui tutti siamo chiamati come cittadini.

(FOTO DI ADAM J.MANLEY / FLICKR)