Siete sicuri che usare FaceApp sia una buona idea per la vostra privacy?

di Gianmichele Laino | 17/07/2019

FaceApp
  • FaceApp, l'applicazione che invecchia o ringiovanisce il tuo volto, sta spopolando

  • Ma ci sarebbero seri problemi sullo sfruttamento dei dati personali

  • Secondo alcuni ricercatori, non rispetterebbe nemmeno il GDPR

Cos’è FaceApp? Ormai lo abbiamo (ri)imparato tutti. Si tratta di una app che è già in funzione da qualche tempo, ma che negli ultimi giorni è diventata popolarissima in seguito all’utilizzo di calciatori, influencer e personaggi dello spettacolo. Serve a proporre una versione del proprio volto ringiovanita o invecchiata. Qualche tempo fa era tornata in auge per il sistema del cambiamento di genere (da maschile a femminile e viceversa).

FaceApp | Come funziona

Insomma, FaceApp vi sta piacendo davvero tanto, visto che siete moltissimi a utilizzarla sull’esempio di Drake, LeBron James, Gordon Ramsey e i Jonas Brothers – negli Stati Uniti -, dei calciatori in ritiro in Europa, dei Ferragnez in Italia. Innanzitutto non si tratta di una novità, visto che l’applicazione è stata rilasciata nel 2017. Da due anni, si stima che oltre 80 milioni di persone l’abbiano utilizzata, con un’accelerata improvvisa nelle ultime due settimane. Ci si fa un selfie e la propria faccia può essere mostrata con decine di anni in più o in meno.

I problemi della privacy con FaceApp

Ma al di là della notorietà di ritorno dell’applicazione – già di per sé difficilmente spiegabile se non con i classici meccanismi di manipolazione delle tendenze e di condivisione via social network -, bisogna fare i conti anche con i problemi della privacy. Alla voce termini e condizioni dell’applicazione, infatti, si rileva che potrebbero essere utilizzate e condivise tutte le fotografie che vengono caricate, che con l’accettazione dei cookies si permette agli inserzionisti di condividere i tuoi dati con terze parti, che si forniscono informazioni sui siti web che visiti o sulle modalità di utilizzo dell’applicazione, che ci sono domini e indirizzi IP che si aprono in contemporanea con l’applicazione (con il rischio di rendere nota ai gestori dell’app la modalità di navigazione che usi).

FaceApp, la sede russa e il CEO Yaroslav Goncharov

FaceApp ha sede a San Pietroburgo, in Russia (Wireless Lab è la società che ne detiene la proprietà), mentre risponde alla giurisdizione legale dello stato della California (Santa Clara County). In quanto a sistemi di archiviazione, stando a quanto dichiarato dal fondatore e CEO Yaroslav Goncharov, l’app utilizza Amazon Web Service e il cloud di Google. Quest’ultimo ha provato a rassicurare gli utenti affermando che la maggior parte delle foto viene cancellata entro le 48 ore per ottimizzare le prestazioni dell’applicazione. Tuttavia, fa fede quanto scritto nella pagina della policy: cioè che la app chiede agli utenti la disponibilità ad accettare una eventuale archiviazione delle foto scattate.

Non è l’unica contraddizione: l’azienda ha affermato che non venderà informazioni personali a terze parti. Ma – come abbiamo visto – la pagina ‘Terms and Conditions’ dice esattamente il contrario. Così come ci sono perplessità sul fatto che FaceApp possa rispettare il nuovo GDPR, il regolamento europeo sulla sicurezza dei dati personali, entrato in vigore lo scorso anno nei Paesi UE. In Italia, Altroconsumo e Codacons si stanno mobilitando per chiedere spiegazioni in merito a quest’ultimo aspetto.

Noi non possiamo far altro che ricordarvi che i vostri dati personali sono una delle ricchezze più preziose a vostra disposizione nell’era digitale. Vale la pena metterli alla mercé di chiunque per uno stupido giochino che vi mostra – in maniera tra l’altro molto discutibile – come sarete tra 40 anni?

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