«Il post della sorella di Cucchi mi fa schifo, si dovrebbe vergognare». E ora Salvini che fa?

di Enzo Boldi | 09/04/2019

Cucchi
  • Dopo la testimonianza di lunedì da parte del vicebrigadiere Tedesco riecheggia una vecchia dichiarazione di Salvini

  • «La sorella di Cucchi mi fa schifo, si dovrebbe vergognare», aveva detto il leader della Lega nel 2016

  • Poi, sempre nello stesso intervento a La Zanzara, disse che due carabinieri non avrebbero mai pestato Cucchi

La verità, seppur dopo tanto, troppo tempo, alla fine sta emergendo. Stefano Cucchi non è morto per un malore, ma perché selvaggiamente picchiato da due carabinieri che lo avevano fermato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I dettagli di quello che è stato un vero e proprio pestaggio sono stati raccontati dal vicebrigadiere Francesco Tedesco, il super testimone del processo-bis sugli insabbiamenti e depistaggi all’interno dell’Arma dopo la morte del geometra romano. E subito tornano alla mente alcune parole di Matteo Salvini che, alla luce dei fatti, possono esser definite ancor di più vergognose.

«Quello che ha scritto la sorella di Cucchi mi fa schifo, si dovrebbe vergognare per quanto mi riguarda. Difficile pensare che ci siano stati carabinieri che pestarono quello lì per il gusto di pestare», aveva detto Matteo Salvini nel 2016 parlando alla trasmissione radiofonica La Zanzara, su Radio24. E aveva torto, perché la giustizia ha poi dimostrato come la tesi del leader della Lega fosse basata sul nulla e su dichiarazioni false fatte proprio da alcuni carabinieri che ora sono a processo non solo per aver pestato e ucciso Stefano Cucchi, ma anche per aver falsato verbali e ricostruzioni sullo stato di salute del geometra romano.

Nel 2016 il leghista disse a Ilaria Cucchi che il post faceva «schifo»

La dichiarazione di Salvini sul caso Cucchi – con il ministro dell’Interno che ora dice che i colpevoli devono pagare anche se indossano una divisa, ma l’onta non deve ricadere (giustamente) su tutta l’Arma – adesso riecheggiano nell’aria offrendo un senso di desolazione per un esponente politico che, prima di parlare a ruota libera su qualunque cosa, dovrebbe fare un respiro profondo e, spesso e volentieri, tacere. E invece no, anche in quel caso l’insulto partì e colpì Ilaria Cucchi, rea di aver chiesto su Facebook giustizia per suo fratello, pubblicando una foto di uno dei carabinieri che – come oramai dichiarano le carte processuali – si sono resi protagonisti di questa nerissima pagina di storia dell’Arma.

Salvini criticò la gogna mediatica

«Volevo farmi del male, volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo. Le facce di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene», scriveva Ilaria Cucchi sul suo post. E il re della gogna mediatica, quel ministro che condivide sui social foto di minorenni che lo contestano, che mette al pubblico ludibrio chiunque non la pensi come lui, ebbe il coraggio di criticarla e insultarla, correndo in difesa di due persone che non dovevano essere difese.

(foto di copertina: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)