Il virologo Crisanti parla di fallimento del sistema: “Altro che 60mila, i contagi sono 450mila”

di Ilaria Roncone | 25/03/2020

  • Secondo l'esperto i contagiati sarebbero 450mila

  • La questione sarebbe dovuta essere gestita diversamente, soprattutto a partire da Bergamo

  • Il virologo sostiene che la sorveglianza epidemologica sia stata trascurata

Crisanti è il virologo che sta studiando la questione in Veneto. Solo «in Lombardia potrebbero essere 250 mila, i morti sono troppi», ha affermato in un’intervista. E tra tutti i numeri relativi al coronavirus «la verità è che l’unico dato certo riguarda i decessi». Proprio «da lì bisogna partire per sapere quanti sono realmente i contagiati». Il fallimento di sistema starebbe nel fatto che «i numeri corretti sono purtroppo molto più alti di quelli che vengono diffusi e riguardano semplicemente i casi emersi e quindi hanno poco senso» e «finalmente anche la Lombardia l’ha capito e ha deciso di dare la caccia al sommerso».

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Necessario partire dai dati certi, tamponi anche per gli asintomatici

«In Lombardia i malati saranno almeno 250mila, 150mila sintomatici e 100 mila asintomatici, in Italia ne calcolo 450mila… altro che 60mila», afferma il direttore dell’Unità complessa diagnostica di Microbiologia a Padova e docente di Virologia all’Imperial College di Londra. Per quanto riguarda i tamponi l’idea dello studioso è chiara: anche gli asintomatici andrebbero sottoposti a tamponi a partire da tutti coloro che sono stati esposti al rischio di contagio.

Coronavirus, da dove arriva il dato sui 450mila contagiati

Secondo il virologo si deve partire da due dati: «Quello della Cina e quello registrato a Vo’ Euganeo, dove è stata fatta per la prima volta al mondo un’indagine epidemiologica su un’intera popolazione. Questi numeri sono simili e ci dicono che il tasso di letalità è sotto il 2%, considerando tutto si arriva all’1,5%, e che la percentuale di asintomatici che contagiano è altissima (40%)». I nmerito alla percentuale di asintomatici l’accusa è alla Cina, che «ha mentito, evitando di considerarli nelle statistiche».

«Troppi morti, i sintomatici sommersi andavano cercati 20 giorni fa»

Sottolineando l’alto tasso di mortalità del coronavirus in Lombardia – rispetto al quale «non ci sono evidenze che il virus della Lombardia sia diverso da quello Veneto»-, Crisanti sottolinea che la gente con sintomi non gravi che potrebbe essere positiva è molta e che andrebbero testati anche «gli asintomatici testando le categorie più esposte, per cerchi concentrici». Però «avrebbero dovuto farlo 20 giorni fa. E invece non c’è stata alcuna sorveglianza epidemiologica». Il fallimento, secondo il virologo, sarebbe da attribuire alla «classe dirigente del paese» che avrebbe dovuto «mettere tutte le risorse possibili sui focali iniziali, come hanno fatto in Giappone, Corea e Taiwan».

«Abbiamo voluto difendere il Paese dei balocchi e l’economia»

Crisanti punta il dito sulla difesa dell’economia a tutti i costi, «anche di fronte alla morte». La soluzione sarebbe stata quella adottata in casi come quello del Giappone, col «blocco totale dei focolai, penso a Bergamo». Da noi, invece, «fino a pochi giorni fa c’erano industrie attive con migliaia di dipendenti, penso soprattutto a Bergamo, per produrre beni peraltro non necessari».

(Immagine copertina da screen de L’aria che tira su La7)