«Io, in provincia di Bergamo, con febbre alta e tosse non posso sapere se ho il Covid-19»

di Enzo Boldi | 04/03/2020

1800 casi sospetti
  • Il racconto di una nostra lettrice che vive a Solza, in provincia di Bergamo

  • I sintomi e l'impossibilità "da protocollo" di essere sottoposta al tampone sul Covid-19

  • Nel frattempo si moltiplicano i casi di Coronavirus nel Bergamasco

Trattarla come una normale influenza. Questa è la risposta che l’operatore del 112 ha dato a una giovane che ha provato a contattare il personale medico in provincia di Bergamo. I sintomi sono quelli tipici del Covid-19: febbre alta (seppur non altissima), forte tosse, alcune difficoltà respiratorie, problemi agli occhi e spossatezza. Tutti fattori che, leggendo i vari protocolli diffusi dovrebbero far accendere la spia dell’allarme, o almeno quello delle precauzioni da approfondire. Il Coronavirus nel Bergamasco è arrivato da alcuni giorni, con i casi che si sono moltiplicati, ma la segnalazione di una nostra lettrice accende un occhio di bue sul come sia gestita la situazione.

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Per motivi di privacy non faremo il nome della 25enne di Solza (originaria di Roma) che da tre giorni è alle prese con quelli che sembrano essere i sintomi da Covid-19. Una febbre salita fino alla temperatura che ha sfiorato i 39 gradi, difficoltà nel respirare, lacrimazione agli occhi e forte senso di debolezza diffuso che degenera in rigetti di tutto quel che prova a ingerire. Fattori che dovrebbero far accendere la spia rossa dell’allarme. Basterebbe un test, il famoso tampone che sentiamo sempre nominare nel corso delle quotidiane conferenze stampa della Protezione Civile, per verificare o meno il contagio da Covid-19. Un banale test per rasserenare o mettere in terapia la giovane.

Coronavirus nel Bergamasco e l’impossibilità di sapere se si è stati contagiati

Ma il personale del 112 parla di protocollo. Non si fanno tamponi solo sui sintomi – ha risposto l’operatore al telefono quando la 25enne ha chiamato dopo l’aumentare della sintomatologia -, ma solo su persone che sono certamente entrate in contatto con altre già risultate positive al test. E, tra l’altro, qualora fosse verificata questa prossimità, si sarebbe inseriti in una lista d’attesa. Un controsenso: se vale per tutti questo discorso, come si fa a sapere se si è entrati in contatto con persone contagiate dal Covid-19? La storia del cane che si morde la coda e che inizia a rincorrere se stesso rimanendo fermo sul posto.

Il racconto di una nostra lettrice

È questo il paradosso che ci viene raccontato dalla nostra lettrice di Solza. Nel tentativo di ottenere una risposta, una verifica, un test, un tampone, ha spiegato di aver anche contattato il proprio medico di base, ricevendo – più o meno – la stessa risposta data dall’operatore del 112. Il tutto senza mai esser stata visitata neanche dallo stesso medico curante che – anche per ovvi motivi, dato che quelli chiamati ‘medici della mutua’, non hanno ricevuto strumentazioni protettive per tutelare la propria salute durante le visite – si è limitata a prescrivere un antibiotico per curare l’influenza e un integratore per contrastare la spossatezza.

Il paradosso del protocollo

La 25enne di Solza ha raccontato di come sia impossibile sapere se si è entrati in contatto con persone contagiate. Il suo lavoro è quello di stare a contatto con le persone per trovare loro soluzioni lavorative e proporre contratti per diverse aziende. Impossibile conoscere al 100% lo stato di salute attuale anche di uno solo di quei soggetti incontrati, anche a lavoro. Ma il paradosso sembra non poter andare oltre il protocollo. Nel frattempo il coronavirus nel Bergamasco è sempre più pressante e la zona rossa potrebbe ben presto racchiudere anche Bergamo e provincia.

(foto di copertina: Ingresso comune di Solza – Bergamo, da Google Maps)