La copertina di Gente che definisce Chanel Totti «gemella di mamma Ilary» nascondendone il volto

La discutibile copertina del nuovo numero della rivista sessualizza la minorenne

21/08/2020 di Ilaria Roncone

Totti-Chanel

Chanel Totti, la figlia di Ilary Blasi e Francesco Totti, è un personaggio pubblico. La ragazzina, nonostante abbia appena 13 anni, pubblica contenuti sui suoi profili social Tik Tok e Instagram e compare anche – spesso e volentieri – su quelli dei genitori. Nulla giustifica, però, la copertina dell’ultimo numero di Gente. La ragazzina è ritratta mentre fa il bagno con il padre e, col volto pixelato, ne viene mostrato il corpo da adolescente in costume da bagno con la fotografia che ne inquadra principalmente la parte posteriore.

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La «gemella di Ilary» su quali basi?

Alla foto è abbinata la scritta in copertina: «A 13 anni Chanel Totti è la gemella di mamma Ilary». Ebbene sì, 13 anni. 13 anni e una foto in copertina che sessualizza le sue forme e la mette sullo stesso piano della madre coprendole il volto, lasciando intende molto chiaramente in che senso la ragazzina sia così simile alla madre. Chanel Totti non compirà la maggiore età prima di cinque anni e il suo diritto ad essere protetta dalla sessualizzazione estrema della società dovrebbe valere più di qualunque cosa. Il post Instagram che mostra la copertina rincara la dose: «Le foto esclusive della graziosissima Chanel Totti, a 13 anni già così uguale a mamma Ilary!».

Il volto pixelato di Chanel Totti non dovrebbe essere sufficiente

Il volto pixelato di Chanel ci fa intuire – parliamo per ipotesi – che ai genitori non sia stata domandata l’autorizzazione a pubblicare questa fotografia. I giornalisti, in quanto tali, hanno un codice deontologico ovvero una serie di regole morali che disciplinano l’esercizio della professione. Di questo codice fa parte la Carta di Treviso che, tra le altre cose, afferma che i giornalisti «dichiarano di assumere i principi ribaditi nella Convenzione ONU del 1989 sui diritti del bambino e nelle Convenzioni europee che trattano della materia». I giornalisti sono chiamati a tutelare la dignità di un minore anche a dispetto del fatto che l’immagine possa o meno trovare il benestare dei genitori. Tra le parti più rilevanti della Carta per questo specifico caso: «che in tutte le azioni riguardanti i minori deve costituire oggetto di primaria considerazione “il maggiore interesse del bambino”…»; «che nessun bambino dovrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua “privacy” né ad illeciti attentati al suo onore e alla sua reputazione»; «che le disposizioni che tutelano la riservatezza dei minori si fondano sul presupposto che la rappresentazione dei loro fatti di vita possa arrecare danno alla loro personalità». Tra l’altro, secondo quanto stabilisce il codice deontologico, «lo Stato deve incoraggiare lo sviluppo di appropriati codici di condotta affinché il bambino sia protetto da informazioni e messaggi multimediali dannosi al suo benessere psico-fisico» e «gli Stati devono prendere appropriate misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i bambini da qualsiasi forma di violenza, abuso, sfruttamento e danno».

Quale società costruiamo con tali messaggi?

Al di là della dignità del singolo individuo, ovvero la minorenne Chanel Totti, che potrebbe essere turbata dalla pubblicazione di un’immagine del genere e dalle ragioni per le quali viene accostata a sua madre (volto pixelato e fondoschiena in bella vista), quello che la foto ci restituisce è palese. La donna – ragazzina, in questo caso – vale, in certi contesti editoriali e per un certo pubblico, solo quando può essere sessualizzata. Questa è l’esatta tipologia di contenuti che ci allontana da un mondo in cui le donne non vengano esposte come pezzi di carne.

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