Coldiretti tra e-commerce e ricerca di manodopera: «Così proviamo a salvare il 40% dell’ortofrutta»

08/04/2020 di Gianmichele Laino

Coldiretti

Ci sono due aspetti che colpiscono nelle parole di Ettore Prandini, il presidente della Coldiretti che, in questo periodo, sta cercando di fare quadrato per salvare dall’emergenza coronavirus il 40% dei prodotti dell’ortofrutta italiana. Il primo è lo studio di soluzioni anche innovative per sperimentare strade che mai il settore agricolo aveva attraversato con questo spirito. Il secondo è la concretezza con cui si mettono sul tavolo i problemi. E questi ultimi sono rappresentati – come si evince dal dibattito di questi ultimi giorni – dalla mancanza di manodopera nei campi alla vigilia della stagione dei raccolti e dall’esigenza di fare rete tra i produttori, i coltivatori diretti e la distribuzione nel settore agroalimentare, senza dimenticare il mondo della ristorazione.

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Coldiretti, l’intervista a Ettore Prandini

«Rischia il settore ortofrutticolo e rischia il settore vitivinicolo – dice Prandini a Giornalettismo -. Io mi auguro che nell’ortofrutticolo soprattutto si trovi una situazione in tempi brevissimi. Se limitiamo le quantità dei prodotti, l’effetto è automaticamente quello dell’aumento dei prezzi. Se perdiamo il prodotto lasciandolo nei campi, uno dei temi sarà l’aumento dei prezzi dell’ortofrutta che inciderà sulle classi sociali più deboli. Noi continueremo a lavorare affinché i prezzi al consumo non aumentino e se riusciremo a riprendere entro luglio-agosto non andremo in sofferenza».

Coldiretti, tuttavia, punta a farsi trovare pronta anche dal punto di vista delle sfide più tecnologiche, quelle che vedono una sua partecipazione attiva all’interno del mercato online. Una strada nuova, che verrà portata a regime nei prossimi giorni: «Stiamo presentando nelle prossime settimane un’app che possa affiancarsi alle piattaforme internazionali come Amazon che darà la possibilità ai cittadini di acquistare direttamente dagli imprenditori agricoli – ha spiegato Prandini -. La stiamo sperimentando in questi giorni di impossibilità nella vendita diretta e sta ottenendo grandi risultati. Consideriamo che nella sola città di Roma distribuiamo circa 600 pacchi di prodotti agroalimentari al giorno e la disponibilità nella capacità di consegna termina nell’arco di 30 minuti. Ci sarebbe la possibilità di implementare le consegne a domicilio. Contemporaneamente stiamo pensando di adottare un sistema con Filiera Italia (l’associazione che rappresenta l’eccellenza dell’agroalimentare italiano, ndr) che metta in contatto i produttori con le esigenze della grande distribuzione, mettendoli tutto sullo stesso livello: è una sfida nuova, perché in passato la parte dell’agricoltura veniva vista sempre più debole da questo punto di vista».

Il problema del lavoro per superare l’emergenza coronavirus nel settore agricolo

Ma come fare a salvare le produzioni che, vista l’assenza di lavoratori del settore legata all’emergenza coronavirus, rischiano di restare nei campi? «La nostra proposta – spiega il numero uno di Coldiretti – è stata quella dell’introduzione dei voucher nel settore dell’agricoltura. C’è una resistenza da parte dei sindacati, ma riteniamo che in questo momento gli interessi ideologico devono essere superati. Dobbiamo dare da mangiare ai cittadini italiani e non dobbiamo perdere il treno del mercato: quando usciamo dai grandi circuiti, non ne entriamo più. Gli altri Paesi non si fanno scrupoli nell’entrare negli eventuali spazi lasciati liberi dal nostro Paese».

Non praticabile, invece, la soluzione dell’impiego dei percettori del reddito di cittadinanza: «Si parla tanto di disoccupazione, ma non si parla a sufficienza della distribuzione del lavoro. In agricoltura non si può improvvisare. Non possiamo prendere un cittadino che non si è mai occupato di questo settore e metterlo nei campi: noi lavoriamo con imprese altamente tecnologizzate e che usano macchinari avanzati. Ma anche dal punto di vista dei lavori manuali, penso alla potatura, ci vuole perizia. Dire che si possono usare le persone che percepiscono il reddito di cittadinanza è uno slogan».

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