Codice candidature, reati d’opinione fuori «perché non è che i mafiosi fanno il saluto romano»

di Gianmichele Laino | 02/04/2019

Nicola Morra

Nicola Morra è il presidente della Commissione antimafia, ovvero quella che ha stilato l’elenco di tutti i reati che comportano le condizioni per la non candidabilità dei politici alle elezioni. È stata istituita, ad esempio, la disciplina del cumulo, che impedisce a chi ha messo insieme più di quattro anni di condanne di candidarsi nelle liste. Ma sono stati esclusi da questo cumulo i reati di opinione, come l’istigazione al razzismo, ad esempio, o l’apologia di fascismo.

Codice antimafia, la spiegazione di Nicola Morra

Il rappresentante del Movimento 5 Stelle ha provato a spiegare questa situazione, illustrando la ratio in base alla quale l’emendamento presentato dal suo collega di partito Mario Michele Giarrusso e dai senatori della Lega è stato concepito. «Nella carriera di un condannato per mafia non ricorrono in maniera significativa reati per apologia di fascismo o istigazione all’odio razziale o etnico. Se tutto è mafia si perde la specificità mafiosa, la si banalizza. Difficilmente un mafioso si esporrebbe a palazzo Venezia per fare il saluto romano».

Ecco perché sono stati esclusi i reati d’opinione dal codice antimafia

Insomma, i reati d’opinione non rientrano in quelli mafiosi e la commissione che si stava occupando dei criteri di candidabilità dei politici è appunto quella antimafia. Ma, effettivamente, resta il problema di alcuni reati che sono specifici per persone che si avviano a intraprendere la carriera politica e che possono essere tranquillamente commessi senza che ciò vada a inficiare la possibilità, per queste persone, di continuare la propria carriera politica.

«Non arriveranno mai da me giustificazioni a quel mondo – ha detto Nicola Morra -. Questi reati non sono stati inseriti per motivi tecnici, ma qualora dovessero sopravvenire delle sentenze che vanno nella direzione di mafiosi condannati anche per reati d’opinione, il codice può essere sempre modificato, visto che d’ora in poi sarà possibile farlo ogni anno». Intanto, però, le cose restano così. L’emendamento è stato approvato e questo codice resterà invariato per le prossime elezioni. In un momento specifico in cui certi reati di opinione (o tentativi di commettere questi reati) sono sempre più frequenti e riguardano anche le alte sfere della politica italiana ed europea.

FOTO: ANSA/CIRO FUSCO