Com’era, dunque, la storia delle code di auto sulla Pontina

12/04/2020 di Redazione

code sulla Pontina

Ben 25mila controlli nella giornata di ieri, soltanto 100 infrazioni sanzionate dalle forze dell’ordine. È questo l’effetto dei controlli del sabato di Pasqua a ridosso di Roma. La capitale, nella serata di ieri, era finita nel mirino a causa delle presunte code sulla Pontina che si erano create nel pomeriggio dell’11 aprile. Alcuni, tra questi anche alcuni operatori sanitari che hanno girato dei video, avevano sollevato il dubbio che si potesse trattare di vacanzieri pasquali in fuga dalla città, in barba al dpcm del presidente del Consiglio che attualmente ha fissato i divieti fino al 14 aprile (divieti che saranno estesi fino al 3 maggio quando entrerà in vigore l’ultimo dpcm aggiornato).

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Code sulla Pontina, le cause

Invece, le statistiche ufficiali sui controlli hanno evidenziato che le irregolarità rilevate, in realtà, erano molto poche. Gran parte delle persone controllate nella giornata di ieri intorno alla Capitale rientravano da lavoro ed erano pertanto autorizzate. Altre persone si erano recate nelle strutture sanitarie, altre ancora a offrire misure di assistenza a parenti anziani e ammalati. Insomma tutto o quasi nel rispetto del dpcm.

Ma allora perché si sono create quelle code sulla Pontina che hanno fatto gridare allo scandalo mezza Italia (con l’altra metà dell’Italia che si indignava per questo assurdo autolesionismo che porta i cittadini a evidenziare comportamenti impattanti soltanto in minima parte)? È stato l’effetto stesso dei controlli: restringimenti di carreggiata e posti di blocco hanno causato delle file più lunghe del previsto. In occasione del ponte pasquale, infatti, i controlli sono diventati più stringenti e il numero dei posti di blocco è aumentato, causando ripercussioni anche sul traffico ridotto di questi giorni.

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