Bere e fare sesso: ecco cosa ci rende felici

Valentina Spotti 21 Nov 2012
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Secondo uno studio condotto da un team della University of Canterbury, in Nuova Zelanda, gli esseri umani preferirebbero ubriacarsi in compagnia e fare l’amore piuttosto che fare le faccende domestiche o recarsi al lavoro. A questa conclusione, racconta il Time, gli esperti neozelandesi sono arrivati con un metodo decisamente empirico: gli sms.

TRE MESSAGGI AL DÌ – Carsten Grimm, dottorando in psicologia e leader dello studio, ha strutturato così la sua ricerca: armato di un telefono cellulare ha cominciato a inviare messaggi al suo campione statistico, tre volte al giorno, chiedendo quali fossero le loro emozioni nello svolgere le attività quotidiane. “Il tasso di risposta è stato altissimo, intorno al 97%, e le persone rispondevano in fretta. La gente non sta mai troppo lontano dai propri telefoni – ha detto Grimm – “Le persone hanno riferito di essere più felici in assoluto quando facevano sesso”. Non c’è da sorprendersi in effetti. Così come non deve sorprendere il fatto che andare a lezione o studiare, pur non essendo attività particolarmente gioiose, vengono considerate dai più come una parte importante della propria giornata”.

 

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SESSO AL PRIMO POSTO – Grimm ha stilato una classifica di trenta diverse attività, suddividendole in tre diverse categorie: il piacere che offrono, il coinvolgimento che richiedono e la felicità che deriva dallo svolgere tali attività. Il sesso era al primo posto in tutte e tre le categorie.

IL DENARO NON FA LA FELICITÀ – Al secondo posto gli intervistati hanno messo “fare festa con gli amici e bere”, seguito dalle attività religiose e dal gioco con i propri figli. Il lavoro retribuito è solo in ventiquattresima posizione, davanti a “andare a lezione” e molto più indietro rispetto a “fare le faccende domestiche” che, e qui sì che c’è da sorprendersi, si sono piazzate in ventunesima posizione, davanti a “stare su Facebook”.

COS’È LA FELICITÀ? – In molti contesteranno la banalità dello studio ma, secondo l’Università di Canterbury, governi e istituzioni sono sempre più interessati a come misurare e quantificare la felicità dei cittadini e commissionano sempre più ricerche alle comunità scientifiche: “Fino ad oggi i governi e i media si sono concentrati sulla soddisfazione e sul benessere – ha concluso Grimm – Ma la felicità è una faccenda più complicata”.

 

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