Cinque ragioni per cui gli stranieri non ci stanno rubando il lavoro

di Daniele Tempera | 11/11/2019

ius soli
  • Secondo la comune vulgata gli stranieri che arrivano in Italia ci ruberebbero il lavoro: ma le cose stanno davvero così?

  • Uno studio della Fondazione Leone Moressa dimostra come i cittadini non italiani siano indispensabili per la nostra economia

  • Dalle professionalità, al cosiddetto "inverno demografico", dagli effetti della Crisi alla retorica dell'Invasione: ecco perché molte delle cose che si leggono in giro non corrispondono alla realtà

È uno degli stereotipi chiave dei successi elettorali degli ultimi anni. La destra sovranista lo agita da anni come uno spauracchio, per alimentare la guerra fra poveri e accrescere il consenso. Stiamo parlando della credenza, largamente diffusa, che gli stranieri stiano rubando il lavoro agli italiani. Una credenza puntualmente messa in discussione non solo dal buon senso, ma anche da dati empirici. L’ultimo, solo in termini di tempo, viene dallo studio della Fondazione Leone Moressa, realizzato con il sostegno di Money Gram. Abbiamo isolato le cinque variabili che dimostrano il perché la presenza di stranieri nel Belpaese non è una minaccia per il lavoro degli italiani.

1) Svolgono professioni diverse

La prima ragione evidente per il quale le due tipologie di lavoratori non sono in competizione è che hanno profili diversi. Gli stranieri sono infatti generalmente meno qualificati degli italiani e più giovani , quindi disposti a svolgere professioni qualitativamente molto diverse e in generale meno professionalizzanti. La maggior parte dei lavoratori italiani sono in possesso di un diploma di scuola media superiore (47%) contro il il 37.2% degli stranieri. Anche la percentuale di laureati è molto differente (21.3% contro 12.6%). La metà degli stranieri del nostro Paese al momento dispone di un certificato di terza media. Questo gap fa sì che le due categorie professionali non si incrocino: il 33.3% degli stranieri svolge professioni non qualificato contro l’8.3% degli italiani. E se alcune professioni di alta specializzazione (si pensi ai tecnici o ai giuristi) sono prevalentemente ad appannaggio degli italiani, alcune categorie professionali non esisterebbero senza i lavoratori non italiani.

Si pensi ai domestici, ai badanti, ma anche a larghi settori produttivi del settore eno-gastronomico o manufatturiero. Se domani gli stranieri impiegati in questi settori produttivi lasciassero il nostro Paese, assisteremmo a un tracollo produttivo immediato.

2) I permessi di soggiorno sono inferiori al resto d’Europa

Nonostante la vulgata dell'”Invasione” e l’emergenza cavalcata ad arte, gli arrivi negli ultimi dieci anni sono diminuiti. E sono diminuiti parallelamente i nuovo permessi di Lavoro: si passa progressivamente dai 360 mila del 2010 ai 14 mila del 2018. In questi anni si è quindi assistito a un calo record del 96%. Solo il 5.8 % dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati in Italia nel 2018 sono stati per motivi di lavoro e di questi solo 1 su 10 si riferisce a lavoro altamente qualificato.

Come si intuisce dal grafico sopra, il primo Paese in Europa per permessi di soggiorno è la Polonia, a cui seguono Germania e Regno Unito. La maggior parte dei permessi di lavoro rilasciati in Italia sono inoltre dedicati ai cosiddetti “lavoratori stagionali”.

3) Non è vero che durante la Crisi gli stranieri hanno sostituito gli italiani

Un’altra parte delle fake news sovraniste, che circolano online diffondendosi viralmente è che gli stranieri avrebbero sostituito gli italiani nel corso della Crisi. Come si può facilmente intuire, dando uno sguardi al grafico sotto, non è affatto vero. Sono stati invece i lavoratori non italiani a subire gli effetti più drammatici della Grande Crisi, perdendo quasi cinque punti percentuali in termini di occupazione dal 2004, cosa che non si può dire per gli italiani. Gli occupati nostrani sono passati dal 57.2% del 2004, fino a scendere al 55% negli anni più duri della crisi e attestarsi poi sul 58.2% del 2018, molto vicino alla percentuale dei lavoratori senza cittadinanza italiana.

Si tenga presente che, parallelamente, il tasso di disoccupazione è lievitato in particolar modo per gli stranieri in questi anni: si è passato dal 9.8% del 2004 al 14.0% del 2018, contro il passaggio dal 7.9% al 10.2% della media degli italiani.

4) Perché sono un antidoto contro l’inverno demografico

Gli Italiani sono sempre più anziani. Con l’allungarsi della vita media e un tasso di natalità molto basso, ci si trova di fronte a quello che i demografi chiamano “inverno demografico”. Gli italiani in età lavorativa sono calati dal 2004 a oggi da 36.8 milioni a 34.7. La presenza dei lavoratori stranieri ha di fatto arginato questo fenomeno, mantenendo il volume complessivo della forza lavoro sopra i 38 milioni, con ricadute positive immediate sulla nostra economia e sul nostro sistema pensionistico.

5) Una componente fondamentale del nostro PIL

La ricchezza prodotta dai lavoratori stranieri è stimabile in 139 miliardi di euro, ovvero il 9% della ricchezza nazionale. Se domani i quasi 2.5 milioni di lavoratori non italiani presenti sul nostro territorio abbandonassero il nostro Paese, i danni per la nostra economia sarebbero enormi per interi settori: da quello alberghiero a quello agricolo, fortemente in crisi. La presenza di lavoratori stranieri insomma, più che costituire una minaccia, arricchisce indirettamente anche gli italiani.