Chi era Giampiero Artegiani, il cantautore che scrisse “Perdere l’amore”

di Daniele Tempera | 05/02/2019

  • Si è spento ieri all'età di 63 anni l'autore della canzone portata alla ribalta da Massimo Ranieri

  • Nel corso della sua carriera ha collaborato anche con artisti del calibro di Zarrillo e Califano

  • L'omaggio dei vertici Rai all'Ariston

Per molti è l’autore del testo di una delle canzoni indimenticabili della musica italia, quel “Perdere l’amore”, con la quale Massimo Ranieri trionfò a Sanremo nel 1988. Giampiero Artegiani si e’ spento ieri sera all’ospedale israelitico di Roma, proprio alla vigilia di quel Festival che lo aveva visto indirettamente trionfare poco più di 30 anni fa. Aveva 63 anni e lascia, dopo una lunga malattia, una moglie e una figlia, ma non solo. Artegiani è stato un produttore e un cantautore capace di scrivere alcune pagine di tutto rispetto della canzone leggera italiana.

C’è la sua mano in successi della canzone nostrana come “La mia libertà”, scritta insieme a Franco Califano, o ‘Mani nelle mani’, presentata al Festival di Sanremo nel 2017 da Michele Zarrillo. Ed è proprio con il cantautore romano che la carriera di Artegiani ha avuto inizio. Tastierista e chitarrista nella Roma degli anni’70, Artegiani diventa presto membro dei “Seminaris”, gruppo capitanato da un giovanissimo Michele Zarrillo. Negli anni ’80 prova la strada solista, arrivando nel 1984 a calcare il palcoscenico dell’Ariston con il brano “Acqua alta in Piazza San Marco” che riscuote un buon successo radiofonico. Torna a Sanremo nel 1986 con il brano  “…e le rondini sfioravano il grano” che si classifica al terzo posto nel Festival di quell’anno. Dopo la pubblicazione di un album nel 1989 intitolato “Dopo il ponte”, si è dedicato all’attività di produttore e compositore per molti altri artisti come: Franco Califano, Massimo Ranieri, Michele Zarrillo, Silvia Salemi, Maria Carta.

Il lutto improvviso, non ha lasciati indifferente l’Ariston, con il direttore di Rai 1 Teresa De Santis che ha voluto ricordare Artegiani, definendolo affettuosamente “un rockettaro”. Un tributo indiretto ai suoi esordi musicali e alla sua attitudine nei confronti della musica.