Cosa sono i Cat-Bond e cosa c’entrano con il coronavirus: il rapporto tra i guadagni privati e lo scoppio di una pandemia

di Redazione | 11/03/2020

cat-bond

Dal 2017 esistono i cosiddetti Cat-Bond. Si tratta di una abbreviazione per definire i Catastrophe-bond, ovvero le obbligazioni emesse in corrispondenza di episodi molto gravi dal punto di vista della salute delle persone su scala globale. La ratio che sta dietro alla loro emissione si fa risalire ai tempi dell’epidemia di ebola. L’intento era, in apparenza, nobile: gli investitori acquistavano queste azioni che sarebbero andate a finire nei fondi della Banca Mondiale. Nel caso in cui l’epidemia fosse stata classificata dall’Oms come pandemia, quei soldi sarebbero serviti da aiuto ai Paesi all’interno dei quali era scoppiata la stessa pandemia. Ma in caso contrario, l’investimento sarebbe rimasto bloccato fino alla sua scadenza, prevista nel luglio del 2020.

LEGGI ANCHE > Coronavirus, l’Oms sostiene che i contagi fuori dalla Cina siano al momento soltanto la punta dell’iceberg

Cat-Bond, cosa sono e perché se ne parla con il coronavirus

Insomma, se la pandemia non fosse dichiarata – e questo è il compito che spetta all’Organizzazione mondiale della Sanità -, è verosimile che quegli investimenti iniziali possano tornare, con tanto di guadagno, a chi aveva acquistato i famosi Cat-Bond. Una situazione paradossale e poco chiara, anche poco etica se vogliamo, che va a stravolgere completamente la premessa in base alla quale i Cat-Bond erano stati inventati.

Si pensi al caso dell’ebola, la malattia che fu in grado – dopo il 2017, ovvero dopo l’emissione dei Cat-Bond – di provocare oltre 3mila morti nella Repubblica del Congo. In quel caso, non venne dichiarata la pandemia da parte dell’Oms, perché sarebbe stato necessario un altro requisito, previsto nella struttura stessa dei Cat-Bond. La morte di altre 40 persone in uno Stato diverso da quello dello sviluppo del focolaio. Circostanza che, nel caso in specie dell’epidemia scoppiata in Congo, non si verificò.

Con il coronavirus, l’Oms ha dichiarato lo scoppio della pandemia l’11 marzo 2020. In totale, il controvalore dei Cat-Bond andato in asta è stato di 425 milioni di dollari, con scadenza a luglio 2020 e diviso in due tranche, una con un rischio di investimento più basso e una con un rischio di investimento più alto. Oggi il Covid-19 ha superato il livello di decessi “necessari” per mettere a rischio la maturazione di quei bond, facendo scattare anticipatamente la clausola di default.

Il mercato dei Cat-Bond sembra andare proprio in questa direzione, visto il crollo del costo delle singole obbligazioni. Ma nonostante l’Oms abbia dichiarato la pandemia, l’impiego di questo fondo a favore degli Stati interessati dal contagio non è scontato e deve passare attraverso diversi step. Una situazione molto intricata, che mostra come l’alta finanza non tenga conto – molto spesso – di rischiare letteralmente sulle vite umane.