La bufala delle case degli abitanti di Castiglione d’Adda contagiati dal coronavirus «marcate» con vernice nera

di Gianmichele Laino | 03/03/2020

Castiglione d'Adda
  • Si è diffusa una falsa informazione su Castiglione d'Adda

  • Non è vero che è stata usata vernice nera sulle abitazioni dei contagiati da coronavirus

  • Si è trattata di una bravata isolata, in una casa che nulla ha a che vedere con il coronavirus. E non è vernice, ma olio esausto

La notizia era diventata virale nelle scorse ore, in seguito alla diffusione di immagini sui social network di una abitazione di Castiglione d’Adda «marcata» con quella che sembrava essere vernice nera. In seguito a una testimonianza girata all’interno della trasmissione di Radio 24 La Zanzara – qui è possibile ascoltare la puntata del 2 marzo, intorno ai 30 minuti del podcast -, si era diffusa la notizia che, con una pratica che potremmo definire di manzoniana memoria, qualcuno aveva deciso di individuare le abitazioni dei contagiati dal coronavirus con della vernice nera. La testimonianza parlava anche di una presunta denuncia ai carabinieri.

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Castiglione d’Adda, la bufala delle case dei contagiati marcate con vernice nera

In realtà, le cose non stanno così. Giornalettismo ha contattato il comando provinciale dei Carabinieri di Lodi che ha smentito categoricamente l’episodio. Al momento non risultano infatti denunce per i fatti raccontati nel corso della trasmissione radiofonica. Inoltre, i locali interessati dall’episodio si trovano lungo la stessa strada e i proprietari della casa non hanno nulla a che fare con l’emergenza coronavirus. Inoltre, il materiale individuato sulla parete non è vernice nera, ma olio esausto: una macchia che ha interessato lo zoccolo inferiore della parete e una parte di intonaco dei tre edifici coinvolti. Si era parlato, inoltre, di episodi del genere anche nei confronti di esercizi commerciali, ma non ci sono riscontri ufficiali da parte delle autorità locali nemmeno da questo punto di vista.

Castiglione d’Adda, la testimonianza dei carabinieri del comando provinciale di Lodi

A parlare con Giornalettismo è il capitano Michele Capone, responsabile delle comunicazioni con i media del comando provinciale di Lodi, che si è messo in contatto con la caserma di Castiglione d’Adda e che ha riportato con dovizia di particolari quanto accaduto: «Nella giornata di ieri (2 marzo, ndr), in tre punti differenti che insistono sulla stessa strada di Castiglione d’Adda sono stati riscontrate alcune macchie nere sugli immobili. Uno di questi stabili, inoltre, risulta essere disabitato. In ogni caso, nessuno dei proprietari di questi stabili risulta collegato con i contagi da coronavirus. Ci troviamo di fronte a una semplice bravata, non ci sono episodi di ‘marcature’ o di ‘lettere scarlatte’».

Un gesto del genere, dunque, è stato etichettato come una bravata isolata che, tra le altre cose, si è ripetuta anche in passato, con modalità piuttosto simili, ma senza alcuna connessione con l’emergenza del coronavirus. Possibile che i proprietari dell’abitazione presentino denuncia per il danno subito, ma questo – al 3 marzo – non è ancora avvenuto e, lo si ripete, non ha nulla a che vedere con un episodio di discriminazione legato al diffondersi della malattia.

Castiglione d’Adda è uno dei primi centri, insieme a Codogno, interessato dal focolaio dell’infezione. Si tratta del cuore della zona rossa, quello in cui le misure sono più stringenti e dove la popolazione sta davvero lottando per cercare una sorta di normalità in questa situazione di emergenza. Diffondere informazioni non verificate su episodi del genere può avere una incidenza ancora maggiore sul morale di una cittadina di 4mila abitanti che si trova a gestire una crisi mai sperimentata in precedenza.