Caso Vò pubblicato su Nature, «non c’è differenza significativa nella carica virale delle infezioni sintomatiche rispetto alle asintomatiche»

di Ilaria Roncone | 30/06/2020

Il caso di Vò Euganeo nella sua gestione ha molto da insegnare al mondo intero, come riconosciuto da Nature che ha pubblicato lo studio  realizzato dall’Università di Padova con l’Imperial College di Londra. Dallo studio emerge come il «confinamento e uso massiccio dei tamponi il modello da seguire» sia la giusta strada per il contenimento del virus. Crisanti conferma che Nature si è «preso tutto il tempo necessario per valutare la solidità dei dati prima di dare l’imprimatur, perché la corsa a pubblicare rischia di abbassare la qualità di molti studi».

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A Vò più del 40% delle infezioni asintomatiche

Dallo studio sui risultati dei primi due giri di tamponi fatti sulla popolazione del cluster veneto è emerso come più del 40% delle infezioni da coronavirus siano state asintomatiche. La ricerca dimostra inoltre che non si rileva «alcuna differenza statisticamente significativa nella carica virale delle infezioni sintomatiche rispetto a quelle asintomatiche». Secondo gli autori, quindi, le infezioni asintomatiche o paucisintomatiche (che prevede sintomi inferiori di numero e di minore intensità rispetto al consueto n.d.A.) potrebbero contribuire comunque alla trasmissione del virus. Questo è indubbiamente un monito a non abbassare la guardia, considerato il ruolo importantissimo della sorveglianza nell’atto di spegnere i prossimi focolai. Dallo studio emerge anche la scarsa tendenza dei bambini a contrarre il virus, argomento a favore per la riapertura delle scuole.

Al numero di sintomatici corrisponde un numero simile di asintomatici

Lo studio di Vò è importante anche a livello statistico poiché evidenzia che se viene rilevato un certo numero di sintomatici è probabile che ci sia un numero circa uguale con pochi o nessun sintomo. A Crisanti va il merito di aver capito che Vò era un caso studio perfetto perché per due settimane gli abitanti, pur non potendo uscire dalla città, hanno continuato a muoversi al suo interno. Il confinamento delle persone ha reso possibile capire le mosse del virus in un contesto controllato, senza che ci fosse il caos dato da un contesto urbano aperto. Alla ricerca di qualità effettuata si è aggiunta una gestione proattiva del rischio epidemiologico che ha trasformato Vò in un caso studio e in un esempio virtuoso di politiche pubbliche.