Caso Dina, cos’è e che c’entra Pablo Iglesias di Podemos

Una storia di schede telefoniche e di un giudice istruttore che ha trasformato il vicepresidente spagnolo da vittima a accusato

di Redazione | 13/10/2020

Caso Dina

Forse qualcuno di voi ha sentito parlare del Caso Dina. Non è una vicenda che sta trovando molto spazio nelle cronache italiane. Eppure, potrebbe rappresentare una delle storie più paradossali che riguarda la commistione tra giustizia e politica che si sia mai verificata all’interno di uno dei Paesi dell’Unione Europea. In poco tempo, in seguito al processo portato avanti da un giudice istruttore vicino al Partito Popolare spagnolo (attualmente all’opposizione), Pablo Iglesias – vicepresidente spagnolo e fondatore di Podemos – si è trasformato da potenziale vittima di un reato ad accusato principale di tutta la vicenda.

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Cos’è il caso Dina e perché coinvolge Pablo Iglesias

Ma procediamo con ordine. Caso Dina: perché si chiama così? Tutto parte dalla collaboratrice di Pablo Iglesias, Dina Bousselham che lavorava con lui nel 2015, quando era un eurodeputato. Era lei ad avere uno smartphone la cui scheda conteneva documenti piuttosto particolari: sue foto intime, chat legate agli affari interni del Partito, informazioni confidenziali e quant’altro. Questa scheda entrò in possesso di direttori di giornali che, a intervalli regolari (spesso in concomitanza con scadenze elettorali), creavano delle fughe di notizie provenienti da questa fonte e aventi come bersaglio sempre Pablo Iglesias. Due anni dopo, questa stessa scheda venne trovata nel computer di José Manuel Villarejo, un commissario di polizia vicini ad ambienti di estrema destra. Quest’ultimo si trova in prigione, al momento, ed è in attesa di un processo definitivo.

Fin qui, la parte in cui Pablo Iglesias è vittima di questo utilizzo spregiudicato di informazioni private sul suo conto. Ma, nel corso del processo, il giudice istruttore – nonostante i pareri contrari dell’accusa e della stessa Dina Bousselham, che verrebbe a questo punto indicata a sua volta come vittima – ha accusato Pablo Iglesias di tre possibili reati: rivelazioni di segreti, danni informatici e falsa denuncia. Reati che, però, non possono in alcun modo essere contestati se non vengono denunciati su querela della vittima e che, in ogni caso, sembrano non essere attribuibili a Pablo Iglesias. Dina Bousselham non ha mai avuto intenzione di denunciare Pablo Iglesias e non sussisterebbe nemmeno il reato di falsa denuncia nei confronti del giornale che aveva pubblicato le notizie che emergevano da quella scheda, poiché – effettivamente – erano stati proprio i quotidiani a dare spazio a queste informazioni, a prescindere dal fatto se ci fosse o meno un delatore.