È il tribunale di Roma a ordinare a Facebook di riaprire la pagina di Casapound

di Redazione | 12/12/2019

CasaPound
  • Facebook dovrebbe garantire i precetti costituzionali, secondo il Tribunale di Roma

  • Oscurando le pagine di Casapound il 9 settembre scorso non lo avrebbe fatto

  • Facebook è stato condannato a pagare anche 15mila euro come risarcimento delle spese processuali

Torneranno ad avere spazio su Facebook gli account di Casapound. Il movimento della tartaruga ha vinto il ricorso presentato davanti al tribunale di Roma, con cui chiedeva a Facebook la riattivazione dei propri canali aperti sul social network di Mark Zuckerberg. Il Tribunale Civile di Roma intimerà a Facebook – come scritto nella sentenza – «l’immediata riattivazione della pagina dell’Associazione di Promozione Sociale CasaPound».

Inoltre, sempre il Tribunale ha chiesto di riattivare il profilo di Davide Di Stefano, in quanto amministratore della pagina, e la restituzione contestuale di tutti i contenuti pubblicati sulla pagina Facebook del movimento della tartaruga.

LEGGI ANCHE > Casapound oscurata sui social: azzerati i profili Facebook e Instagram

Facebook deve ripubblicare le pagine di Casapound

Inoltre, Facebook è stato condannato al pagamento delle spese relative al processo che sono state quantificate in 15mila euro. E inoltre sarà costretto a pagare una penale di 800 euro per ogni giorno, a partire da oggi, in cui Facebook non rispetterà il giudizio della sezione civile del tribunale romano. Insomma, Facebook rischia – attraverso il pagamento di queste cifre – di versare una ingente somma all’interno delle pagine di Casapound.

Su quest’ultimo aspetto, infatti, la sentenza recita:

«P.Q.M. Il Tribunale di Roma, in composizione monocratica, visto l’art. 700 c.p.c.: – accoglie il ricorso e, per l’effetto, ordina a FACEBOOK IRELAND LIMITED l’immediata riattivazione della pagina dell’Associazione di Promozione Sociale CasaPound Italia all’indirizzo https://www.facebook.com/casapounditalia/ e del profilo personale di Davide Di Stefano, quale amministratore della pagina; – fissa la penale di € 800,00 per ogni giorno di violazione dell’ordine impartito, successivo alla conoscenza legale dello stesso; – condanna FACEBOOK IRELAND LIMITED alla rifusione delle spese di giudizio sostenute da ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE CASA POUND ITALIA e DAVIDE DI STEFANO, liquidate in complessivi € 15.000,00, oltre spese generali ed accessori come per legge. Si comunichi. Roma, 11 dicembre 2019».

Il 9 settembre scorso era stata davvero sorprendente la decisione da parte di Facebook di oscurare tutte le pagine di Casapound, in seguito a una violazione degli standard della comunità per ripetute pubblicazioni di contenuti che andavano contro le policy normalmente stabilite dal social network di Mark Zuckerberg.

Secondo il tribunale di Roma, Facebook avrebbe violato i vincoli contrattuali con l’oscuramento delle pagine. Sempre nella sentenza si legge questo passaggio, destinato ad assumere una certa importanza:

«È infatti evidente il rilievo preminente assunto dal servizio di Facebook (o di altri social network ad esso collegati) con riferimento all’attuazione di principi cardine essenziali dell’ordinamento come quello del pluralismo dei partiti politici (49 Cost.), al punto che il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento. Ne deriva che il rapporto tra FACEBOOK e l’utente che intenda registrarsi al servizio (o con l’utente già abilitato al servizio come nel caso in esame) non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati qualsiasi in quanto una delle parti, appunto FACEBOOK, ricopre una speciale posizione: tale speciale posizione comporta che FACEBOOK, nella contrattazione con gli utenti, debba strettamente attenersi al rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali finchè non si dimostri (con accertamento da compiere attraverso una fase a cognizione piena) la loro violazione da parte dell’utente. Il rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali costituisce per il soggetto FACEBOOK ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l’accesso al proprio servizio»