La bufala del padre di Carola Rackete che «traffica armi»

di Enzo Boldi | 29/06/2019

Carola Rackete
  • Nelle ultime ore sono state diffuse bufale sul padre di Carola Rackete

  • L'uomo sarebbe consulente di un'azienda tedesca che sui occupa di armi e le traffica con l'Africa

  • In realtà, l'azienda in questione tratta sistemi di sicurezza militare e civile: in pratica di blindature

Come funghi cresciuti nell’umidità della bava alla bocca di chi vuole fomentare odio alimentando e diffondendo fake news. Negli ultimi giorni molto è stato detto su Carola Rackete, la Capitana della Sea Watch 3 arrestata questa notte dopo lo sbarco nel porto di Lampedusa dei migranti soccorsi nel Mediterraneo 17 giorni fa, e in molti casi è stato detto troppo. L’ultima bufala che sta facendo il giro dei social e del web riguarda il padre della 30enne tedesca che è stato spacciato per un «trafficante d’armi che fa affari con i Paesi africani». Ovviamente – e bastava poco per smascherare la notizia falsa -, non è così.

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Come testimoniato dalle ricerche fatte dal portale di fact-checking Bufale.net, Ekkehart Rackete – padre della capitana di Sea Watch 3 – è un consulente della Mehler Engineered Defence GmbH. Alla sue spalle una lunga carriera militare, prima di approdare nell’azienda che si occupa di sistemi difensivi militari e civili. Si tratta di un gruppo tedesco molto famoso. La narrazione social, però, (condita da articoli che mettevano in correlazione il lavoro del padre e l’attivismo della figlia con i migranti africani) ha proposto una realtà che si è gonfiata a dismisura, diventando una bufala.

La bufala sul padre di Carola Rackete

Bastava, infatti, collegarsi al sito ufficiale della Mehler Engineered Defence GmbH e leggere quale sia il core business dell’azienda tedesca con cui lavora – come consulente da circa sette anni, il padre di Carola Rackete. Si parla, infatti, di sistemi legati alla sicurezza militare e civile, non propriamente di armi. Inoltre, gli standard sono completamente agli antipodi rispetto a quelli utilizzati dagli Stati e dalle milizie africane.

La blindatura di mezzi militari e civili.

Insomma, la bufala sul trafficante d’armi è la più grande arma di distrazione di massa per fomentare l’odio nei confronti di Carola Rackete, raccontando e diffondendo una finta realtà. Il padre, infatti, è stato consulente per quell’impresa che non si occupa di armi (e qui cade il sillogismo complottista delle guerre scatenate dalla vendita di armi da parte dell’azienda tedesca), ma di blindatura di mezzi militari e civili.