«Con il lockdown, la vendita di cannabis legale è aumentata del 300%»

27/04/2020 di Ilaria Roncone

Nell’Italia ai tempi del lockdown ci sono molte aziende che stanno sperimentando grossi problemi con le chiusure obbligate ma altre che, per contro, stanno addirittura crescendo grazie al delivery. Un caso particolare è senza dubbio il settore della cannabis legalizzata, che in questo periodo sta letteralmente facendo il botto. Per capire l’entità del fenomeno abbiamo intervistato Matteo Moretti, CEO e fondatore di JustMary. L’azienda nasce all’inizio del 2018 allo scopo di sperimentare le consegne a domicilio anche nell’ambito della vendita di cannabis legale. A partire da Milano e sfruttando la crescite del settore, la copertura dell’azienda si è ampliata arrivando, oggi, a coprire anche le città di Monza, Firenze, Torino e Roma. In questo periodo di lockdown per il coronavirus, l’impennata nel settore è strabiliante, come restituiscono i dati delle vendite.

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Come funziona il delivery di cannabis legale

La consegna della cannabis legale viene fatta nel totale rispetto delle norme restrittive del delivery col coronavirus e garantisce l’anonimato. «Non abbiamo restrizioni e lavoriamo nel pieno rispetto delle norme, come tutti i delivery. I rider prelevano la merce dal magazzino e la portano ai clienti, che pagano con sistemi online», ci racconta il fondatore di JustMary. La consegna avviene senza che ci sia nessun contatto e con garanzia dell’anonimato». Garantire la consegna anonima significa che il rider non ha nessun segno né sul veicolo usato né sul contenitore per trasportare la merce. Solitamente il prodotto viene messo in un «sacchetto anonimo, non ci sono band visibili e il rider arriva sotto casa, consegna il sacchetto e se ne va», ci ha spiegato Moretti.

«Picco delle vendite anche per via di chi consumava cannabis illegale»

Il dato parla chiaro: JustMary ha fatturato «rispetto a gennaio/febbraio circa +300%». Il forte aumento è «dovuto al fatto che le persone non possono uscire per procurarsela e che chi prima consumava quella illegale ora sceglie quella legale». Così come accade per JustMary, il fondatore ci informa che «tutte le aziende che lavorano in questo ambito in Italia stanno avendo risultati molto buoni in questo periodo». E il dopo lockdown, con dati del genere alla mano? «Ci sono alcune associazioni, ad esempio Assocanapa, che potrebbero prendere provvedimenti dopo questo periodo, ma per ora ancora non si può sapere».

Il delivery di cannabis legale dà lavoro durante il lockdown

Guardando ai dati, la crescita dell’azienda ha permesso di assumere nuovo personale con una crescita dei rider in periodo di lockdown «da 10 a 25 rider su quattro città». Per stare al passo con gli ordini si è quindi reso necessario dare lavoro a «persone che lavoravano in locali notturni e in bar che hanno chiuso e che non sanno nemmeno se riapriranno. Sono loro che ci chiedono di poter lavorare in un momento come questo». Sono dati importanti che restituiscono non solo l’ampiezza del mercato ma dicono molto anche sulla questione della cannabis illegale: «Se si combattesse veramente quella illegale e si favorisse quella legale ci sarebbe un indotto ampissimo dato che siamo imprese che pagano l’IVA, le tasse, le ritenute d’acconto, i fornitori, le pubblicità, le fatture ai rider, gli uffici. Questo indotto molto ampio nell’illegalità, invece, non può esserci e che favorisce la catena di tutti quelli che stanno tra l’agricoltore e chi consegna».

Chi è che compra la cannabis in lockdown

«Se si legasse il THC sarebbe ancora meglio poiché la gente lo compra lo stesso, non è che ha paura delle restrizioni. Si tratta di un mercato che porterebbe nuovo lavoro considerato che quella legale fa lavorare tanto ma quella illegale fa lavorare ancora di più». Consideriamo anche chi è che ne fa richiesta: «Chi ci contatta non è gente che cerca sballo ma sono persone che cerano relax, tantissimi malati di tumore, tantissimi malati di fibromialgia, tantissimi malati di malattie infiammatorie croniche, ragazze che soffrono per i dolori mestruali. Chiamano non per lo sballo ma per il mal di testa, per l’ansia, per la separazione con il marito o la moglie e lo stress che ne deriva. Chiama chi ha perso il lavoro e che usa questo prodotti per queste ragioni».

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