«La foto del buco nero non è né una foto, né un buco nero»

di Enzo Boldi | 11/04/2019

Foto Buco Nero, Luca Perri

La foto del buco nero, in realtà, non è una foto. Anzi, in quell’immagine non si vede neanche il buco nero. A spiegare, con ironia, la genesi di quello scatto che da ieri pomeriggio ha fatto il giro del web ci ha pensato Luca Perri che su Facebook si definisce ‘Astrofisico per vocazione, divulgatore per passione’, come confermato da suo lungo percorso di studi. Per spiegare cosa si cela dietro quella non-fotografia utilizza una metafora culinaria: «Cameriere, mi scusi, cos’è di preciso questo ‘Trionfo ghiacciato di nettare olmeco e centrifuga di latte in fantasia di cialda dolce e pioggia di nocciolo’ da 15 euro?» e il cameriere risponde laconicamente «Un cornetto Algida».

L’esempio ironico, in realtà, è dettato da una spiegazione molto dettagliata sul cosa si sia celato dietro quella fotografia che, anche i mezzi di comunicazione, hanno sbrigativamente definito tale. Luca Perri ne parla in un lungo post su Facebook, nel quale tenta di far capire il processo che ha portato alla realizzazione della tanto attesa immagine di un buco nero.

«Non è davvero una foto, ma un’elaborazione grafica di dati radio. E più o meno perché il buco nero è letteralmente il cerchietto nero al centro della ciambella, e quindi non si vede davvero – spiega Luca Perri -. Ma non si vede non per nostri limiti tecnologici, è che non si può vedere: un buco nero è infatti una regione dello spazio (spaziotempo, a fare i pignoli) in cui l’attrazione gravitazionale di una massa risucchia tutto, luce compresa. Nulla sfugge né può sfuggire (Hawking passamela questa, per il momento). Con ‘nulla’ intendiamo anche la luce che ci fa vedere le cose, trasportando informazioni come un postino spaziale».

Il buco nero che non è un buco nero

Ma allora cos’è quell’immagine tra il rosso, il giallo e l’arancione che abbiamo visto? «La ciambella luminosa che vedete non è una ciambella e non fa parte del buco nero. O meglio, non ancora. È materia – principalmente gas e polveri – in caduta verso di esso. Materia che ha una temperatura di miliardi di gradi e che ruota a formare un disco, detto di accrescimento. Grazie al potere aspirante dell’enorme Rumba che c’è al centro, su quel disco finiscono ogni giorno nuovi gas e polveri. 90 masse terrestri di nuovi gas e polveri. La parte più brillante del disco è quella in cui il materiale in rotazione è diretto verso noi osservatori. Ci viene incontro, insomma. Il fenomeno si chiama effetto doppler relativistico, e non è troppo diverso dall’effetto doppler per cui quando arriva un’ambulanza non capiamo da dove viene e, nel dubbio, liberiamo la strada gettandoci in un fossato con l’auto. Ad un certo punto, però, la materia si avvicina troppo al buco nero, superando il cosiddetto Orizzonte degli Eventi. Il Punto di Non Ritorno. La soglia della cioccolateria, passata la quale vi sarà impossibile tornare indietro. E superata la quale nemmeno il postino luce può ripartire, rimanendo a morire male con tutte le sue buste».

La foto che non è una foto

Non solo il buco nero, a questo punto, non è un buco nero. Ma anche la foto, in realtà, non è una foto. «Dieci radiotelescopi in giro per il mondo, sincronizzati con orologi atomici ultraprecisi, sono stati raccolti in una rete chiamata Event Horizon Telescope, a formare un unico telescopio virtuale del diametro pari a quello terrestre (poco meno di 13 mila chilometri). 120 ore di osservazione in due anni hanno prodotto 10 mila terabyte di dati, che sono stati dati in pasto ai più potenti supercomputer esistenti, affinché li analizzassero – prosegue Luca Perri nella sua spiegazione -. Centinaia di ricercatori di 40 Paesi hanno lavorato con un unico obiettivo: spostare l’asticella della conoscenza un po’ più in alto. Per giungere ad osservare l’inosservabile. Per renderci conto che non siamo solo bravi (o almeno non sempre) a farci le guerre sventolando bandiere che hanno un senso solo nella nostra testa. Per capire quanto piccoli e sperduti siamo nel cosmo. E quanto siamo fortunati, sulla nostra oasi blu di cui sembra importarci poco o nulla».

(foto di copertina: da profilo Facebook di Luca Perri)

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