Bolsena, donna picchiata dagli amici che le gridavano «Muori lesbica»

di Gaia Mellone | 19/12/2018

  • Le vittime del pestaggio sono Stefania Calenda e Michela Cuomo

  • A far scattare la violenza ingiustificata una normale discussione al bar

  • I due aggressori hanno seguito le donne a casa

Una normale discussione al bar sul valore dell’amicizia si è tramutata in un pestaggio ingiustificato. Le vittime sono Stefania Calendo e Michela Cuomo, due donne di Bolsena che hanno postato le foto delle loro contusioni su Facebook e raccontato i momenti di paura al giornale Arezzo24.

Bolsena, donna picchiata racconta: «Non mi spiego il perché di questa violenza»

Tutto era cominciato da una normale serata al bar del paese. Si chiacchiera, si beve qualcosa, si finisce con il parlare dell’amore dell’amicizia. Stefania Calendo racconta ai microfoni di Arezzo24 che ad un certo punto «abbiamo cominciato a parlare del valore dell’amicizia, e io ho detto che i veri amici non esistono. Questo perché sapevo che uno di loro mi aveva filmata a casa mia». Forse perché il colpevole aveva la coda di paglia, forse perché offuscato dai fumi dell’alcool, uno degli amici comincia a scaldarsi. «Qualcuno deve aver chiamato i carabinieri, che ci hanno invitato a calmarci o ad andarcene» continua a raccontare Stefania «io e mia nipote – Michela Cuomo – abbiamo intelligentemente deciso di tornare a casa mia, ma ci siamo accorte che ci stavano seguendo».

I due aggressori erano degli amici, il racconto delle violenze

I due “amici” violenti sono Jad e Sergio, il primo di origine marocchina e il secondo rumeno. Jad e un’altra ragazza entrano nell’abitazione di Stefania, dove si era ritirata insieme ad un altro amico Walter, mentre la nipote Michela resta fuori a parlare con Sergio. Jad comincia a interrogare Stefania sui suoi rapporti con un’altra ragazza, di cui non viene fatto il nome ma a cui, dice Stefania «Jad aveva rubato il telefono». Walter tenta di calmare i toni, ma ottiene solo il risultato di scatenare la furia di Jad, che comincia a picchiarlo. «Io mi sono avvicinata per cercare di separarli, ma Jad mi sferra un pugno alla tempia» continua a raccontare Stefania. A quel punto, cominciano le urla, e la nipote Michela e Sergio corrono a vedere cosa sta succedendo. Sergio si unisce alla rissa, picchiando le amiche di sempre perché «sono amico di Jad». Pugni, cacci, insulti: «muori lesbica» le dicono mentre la picchiano. I due aggressori, che Stefania pensa essere stati sotto effetto di stupefacenti, rompono la porta a vetri e scaraventano le donne «da una parte all’altra».

Stefania potrebbe perdere la vista dopo il pestaggio: «Vogliamo giustizia»

Fortunatamente Walter riesce ad allontanarsi e a chiamare i Carabinieri, il cui arrivo ha messo in fuga i due violenti. Stefania e Michela hanno scattato delle fotografie alla casa distrutta e alle ferite riportate. Mentre la più giovane è rimasta sotto shock per ore, anche perché aveva vissuto episodi di violenza domestica in passato, Stefania ha riportato danni permanenti. «Ho i denti rotti, ho la retina danneggiata e per ora 4 e mezzo di visibilità» spiega Stefania mostrando i lividi e il dito steccato alle telecamere di Arezzo 24, «ora dobbiamo capire se si è rovinata o è l’ematoma e c’è il rischio che possa perdere la vista».  «Jad era uno di quelle persone che mi chiava sorellina» racconta Michela, ancora visibilmente traumatizzata dall’esperienza, «anche a Sergio ho sempre voluto molto bene».

Le due donne hanno denunciato i ragazzi, «ma dopo neanche due ore li avevano già rilasciati». Si sono quindi rivolte a Facebook, per raccontare la loro esperienza e sensibilizzare sulla violenza contro le donne: «Se le forze dell’ordine non fanno il loro lavoro, è ovvio che poi le donne vengono uccise». «Una violenza cosi gratuita non è accettabile» continua Stefania, «Se c’è una giustizia, noi la vogliamo, non solo per noi ma per tutte le donne che vengono picchiate».