È in atto un colpo di Stato in Bolivia

di Gianmichele Laino | 10/11/2019

Bolivia
  • In Bolivia, ci sono state polemiche sulla rielezione di Evo Morales all'ultimo voto di ottobre

  • Nelle ultime ore, i rappresentanti delle forze dell'ordine non rispondono più all'esecutivo

  • Negli scontri, ci sono stati già tre morti e 500 feriti

L’antefatto del colpo di Stato in Bolivia è semplice da riassumere. Nelle scorse settimane, il paese sudamericano si è recato alle urne per l’elezione presidenziale. Il candidato socialista (e presidente uscente) Evo Morales è stato confermato, ma la sua proclamazione ha suscitato delle polemiche: Evo il presidente uscente aveva ottenuto il 46% mentre lo sfidante centrista Carlos Mesa era attestato 36%. La legge elettorale boliviana prevede che l’eletto sia il candidato con il 50% più uno dei voti o quello che abbia superato almeno di dieci punti il diretto concorrente. I risultati delle prime ore, essendo la sfida sul filo di lana, erano contrastanti e, per questo motivo, Carlos Mesa non ha riconosciuto la vittoria dell’avversario.

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Bolivia, il colpo di Stato denunciato da Evo Morales

Dal 22 ottobre (giorno in cui sono stati diffusi i primi risultati elettorali ufficiali) a oggi, dunque, il paese ha vissuto momenti di alta tensione che sono culminati negli scontri degli ultimi giorni. Qualche ora fa, il presidente Evo Morales ha parlato apertamente di colpo di Stato, diffondendo un messaggio attraverso i suoi canali social: «Denunciamo e condanniamo davanti alla comunità internazionale e al popolo boliviano – ha scritto Morales – un golpe fascista che ha compiuto atti come l’incendio della casa del governatore di Chuquisaca y Oruro e di mia sorella. Cerchiamo di preservare la pace e la democrazia».

Cosa sta succedendo in Bolivia

Ma, al momento, con i tratti caratteristici del golpe, le forze dell’ordine non rispondono più agli ordini del presidente Morales. In questo caso, diversi agenti di polizia si rifiutano di compiere le proprie mansioni di difesa della sicurezza del territorio. È in questo clima che alcuni gruppi organizzati hanno preso il comando dei principali media nazionali, Bolivia Tv (Btv) e Red Patria Nueva (Rpn), diffondendo attraverso di essi i principali messaggi in supporto al golpe.

Al momento, la protesta non è ancora arrivata nelle strade di La Paz, ma il fatto che diversi esponenti delle forze dell’ordine si siano ritirati anche dai centri nevralgici della capitale boliviana lascia intendere che il golpe stia arrivando anche lì. Al momento, negli scontri che hanno caratterizzato queste ore convulse, il bilancio è stato di tre persone morte e di 500 feriti.

La situazione politica in Bolivia, in breve

Evo Morales è il presidente socialista che da 14 anni è alla guida del Paese all’interno del quale ha avviato un programma di riforme sociali grazie al suo partito MAS e non senza le difficoltà oggettive che lo stato dell’America Latina ha dovuto chiaramente attraversare dal punto di vista economico, legate soprattutto alla congiuntura internazionale. Originariamente, la costituzione prevedeva che la rielezione dello stesso politico potesse avvenire soltanto per due mandati (Morales, prima delle elezioni di ottobre era già al terzo). Negli scorsi mesi, un referendum sulla possibilità di estendere la possibilità di governare per una stessa persona era stato bocciato dagli elettori. Tuttavia, la candidatura di Morales per la quarta volta era stata garantita anche dal pronunciamento favorevole del massimo tribunale del Paese. L’incertezza che ha avvolto il risultato delle elezioni (senza i dieci voti di scarto, Morales avrebbe dovuto affrontare un referendum a dicembre contro Carlos Mesa) ha allargato il malcontento nei confronti del presidente. Che adesso si vede accerchiato: in Bolivia, le forze di opposizione sembrano risolute nel tentare di rovesciare il suo mandato.

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