Renzi spacca (di nuovo) il Pd e prepara il suo gruppo parlamentare ‘Azione Civile’

di Enzo Boldi | 12/08/2019

Azione Civile
  • Il Quotidiano La Repubblica ha svelato le tappe che hanno portato Renzi a scegliere la scissione dal Pd

  • I nuovi gruppi parlamentari, alla Camera e al Senato, si chiameranno "Azione Civile"

  • Quando si andrà al voto diventerà un vero e proprio partito politico

Il Partito democratico non esiste più da tempo. Era lì a occupare gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama, ma tutti i richiami all’unità per tentare di risorgere dopo la batosta del 4 marzo 2018 si sono persi ogni qualvolta si è aperto uno spiraglio per tornare a convincere gli italiani. Scissioni, liti a distanza e – infine – la deflagrazione. Perché se da una parte c’è un governo imploso per dissidi interni (inevitabili, viste le premesse) dall’altra c’è il partito di opposizione che – invece di espletare il suo ruolo di opposizione, per l’appunto – ha passato gli ultimi 14 mesi a non proporre alternative agli italiani. E il tutto, ora, è sancito dalla scelta fatta da Matteo Renzi con la formazione dei gruppi parlamentari che rispondono al nome di «Azione Civile».

Già ieri, nella sua intervista a Il Corriere della Sera, l’ex premier ed ex segretario del Partito Democratico aveva annunciato la sua intenzione di partecipare al governo istituzionale – o di scopo – per evitare il ritorno alle urne. Per farlo, ovviamente, occorre allearsi con il Movimento 5 Stelle mettendo da parte anni di insulti e illazioni tra le due parti. Una mossa che ha diviso – come se ce ne fosse bisogno – ancor di più il Pd con alcuni che hanno applaudito la scelta di Matteo Renzi e altri – come Nicola Zingaretti e Carlo Calenda – che hanno nettamente bocciato questa ipotesi chiedendo l’immediato ritorno alle urne.

Matteo Renzi scinde il Pd con Azione Civile

Poi, secondo quanto raccontato da La Repubblica, la scelta di creare questi gruppi parlamentari (uno al Senato e l’altro alla Camera) che rispondono al nome di Azione Civile. E le adesioni, facendo la conta delle dichiarazioni dei vari protagonisti, potrebbero essere molte, dando sempre più corpo all’ipotesi che a vincere sarà la linea renziana. Il tutto spetterà a Sergio Mattarella (con la remissione nelle mani del Presidente della Repubblica annunciata quasi in tandem sia da Matteo Renzi che da Luigi Di Maio) che valuterà l’esistenza di una nuova maggioranza in Parlamento. I numeri sono in bilico, come sempre, ma le aperture potrebbero dare vita al timore di Matteo Salvini.

Gli endorsement di Boschi, Orfini e Delrio

E a confermare tutto ciò ci sono le parole di Maria Elena Boschi a Il Messaggero che ha aperto all’accordo con il Movimento 5 Stelle: «Non abbiamo cambiato idea sull’incapacità dei grillini che ci ha portato fin qui e continuo a pensare che un accordo per un governo politico M5S/Pd sarebbe un errore. Stiamo dicendo però che serve un accordo istituzionale più ampio che serva ad evitare che il conto della campagna elettorale di Salvini lo paghino gli italiani». Altri big del Pd, come Graziano Delrio, Dario Franceschini e Matteo Orfini sembrano convergere su questa linea. La minoranza Pd diventa maggioranza. E l’idea è quella di portare il governo istituzionale avanti almeno fino al 2022. Poi, con il ritorno alle urne, Azione Civile potrebbe diventare un vero e proprio partito. Con tanti saluti al vecchio Pd.

(foto di copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)