Il Consiglio di Stato ha davvero rimesso il segreto sugli atti sul coronavirus del comitato tecnico scientifico?

di Gianmichele Laino | 31/07/2020

atti segreti coronavirus

Si sta facendo un gran parlare sulla questione dei documenti del comitato tecnico scientifico voluto dal governo italiano che riguardano l’emergenza coronavirus. Su questi documenti è stato imposto il segreto sin da subito, essendo atti sensibili e che possono coinvolgere questioni di sicurezza nazionale. Tuttavia la Fondazione Einaudi aveva chiesto l’accesso civico a quegli atti che, in virtù di quanto affermato in precedenza, era stata negata.

LEGGI ANCHE > Cosa c’è di positivo e cosa c’è di negativo nei dati sul coronavirus del 31 luglio

Atti segreti coronavirus, cosa c’è di vero e cosa c’è di esagerato

La Fondazione Einaudi ha quindi fatto ricorso al Tar del Lazio che le ha dato ragione e che, quindi, ha chiesto che i documenti fossero desecretati. Contro questa decisione, il governo – attraverso l’avvocatura dello Stato – ha fatto ricorso al Consiglio di Stato che, al momento, ha sospeso l’effetto della sentenza del Tar per cercare di mantenere inalterato l’interesse che l’amministrazione pubblica ha mostrato nei confronti del segreto sui documenti.

Ma ciò non significa che gli atti del comitato tecnico scientifico – nonostante il parere del Tar – resteranno segreti per sempre. La decisione del Consiglio di Stato è stata presa soltanto per motivi tecnici e per aspettare la camera di consiglio messa in calendario per il prossimo 10 settembre. Dunque, in quella data i giudici amministrativi d’appello si pronunceranno sul segreto legato agli atti del comitato tecnico scientifico, con la possibilità che – in quella sede – verranno effettivamente messi a disposizione di chi voglia consultarli.

Atti segreti coronavirus, la reale intenzione del governo

Questo passaggio tecnico, tuttavia, è stato interpretato da molti come una sorta di complotto ai danni della trasparenza. La Fondazione Einaudi voleva, con l’accesso civico agli atti, rendere pubblico agli italiani la motivazione che li ha spinti a restare in casa nel periodo del lockdown, mentre il governo ritiene – e ciò si evince dalla memoria difensiva dell’avvocatura – che sia opportuno non diffondere il contenuto di quei verbali per evitare di compromettere la gestione attuale della crisi, rinviando la pubblicazione dei documenti alla fine della stessa emergenza.

Insomma, il governo non vuole tenere segreti i documenti del comitato tecnico scientifico che ne hanno orientato le scelte in questo periodo di emergenza. Semplicemente, vorrebbe rimandare alla fine dello stato di crisi la pubblicazione di questi atti per ragioni di sicurezza.