Arrestato Paolo Arata, il consulente per l’Energia del ministro Matteo Salvini

di Gaia Mellone | 12/06/2019

  • Paolo Arata arrestato con l'accusa di intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio

  • In manette anche il "re dell'eolico" Vito Nicastri

  • Arata era legato ad Armando Siri, su cui continua l'altro filone dell'inchiesta

È stato arrestato Paolo Arata, consulente per l’Energia del ministro Matteo Salvini e coinvolto nell’inchiesta su una presunta mazzetta data ad Armando Siri, ex sottosegretario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. L’accusa è di intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio.

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Arrestato Paolo Arata, il consulente per l’Energia del ministro Matteo Salvini

Paolo Arata è stato arrestato a due mesi di distanza dall’avviso di garanzia e dalle perquisizioni, durante le quali le forze dell’ordine avrebbero trovato materiale sufficiente per sostenere le ipotesi di accusa dell’indagine condotta dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo. Il gip Guglielmo Nicastro ha accolto le richieste dei pm e ha disposto il sequestro anche di società che gestiscono impianti eolici. Insieme a Paolo Arata è stato arrestato anche il figlio Francesco, insieme al “re dell’eolico” Vito Nicastri e il figlio Manlio, mentre sono stati disposti i domiciliari per il dirigente Alberto Tinnirello, che aveva lavorato all’assessorato regionale all’Energia.

Secondo quanto contestato dalla procura di Palermo e dalla Dia di Trapani, Paolo Arata avrebbe elargito mazzette non solo ad un dirigente regionale ma anche a diversi dirigenti per far proseguire i suoi affari. È quanto emerge dalle intercettazioni: «Io sono socio di Nicastri al 50 cento – diceva lui stesso – nella sostanza abbiamo un accordo societario, di co-partecipazione». Si sarebbe tradito anche parlando con il figlio Francesco: «Questi qua sono stati tutti pagati» gli diceva entrando negli uffici dell’assessorato regionale all’Energia, «Quello è un corrotto, un amico, una persona a noi vicina» diceva invece a proposito di Giacomo Causarano. Dalle intercettazioni emerge anche che Arata andava molto orgoglioso dei suoi affari, e che era perfettamente consapevole di star lavorando con persone rischiose per via delle frequentazioni mafiose, quali Vito Nicastri e  Francesco Isca.

(credits immagine di copertina: ANSA/ YOUTUBE )